IV domenica d’Avvento – 20 dicembre 2015

Dal Vangelo secondo Luca (1, 39-45)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

 

Il Vangelo di questa ultima domenica prima del Natale ci rivela come si sono realizzati la venuta del Messia e il mistero Redenzione che essa contiene. La fede di Maria, il suo sì, la sua maternità, sono le vie scelte da Dio per farci visita e portare la salvezza a tutti gli uomini attraverso il suo Figlio che si fa uomo per noi. Il centro di questo Vangelo si sviluppa attorno a Maria: lei è la più profonda e più radicale via dell’Avvento. Maria «andò in fretta» a trovare Elisabetta, perché la grazia ricevuta da sua cugina Elisabetta che diventerà mamma sebbene in tarda età, la riempie di gioia. Dio è potente, e prima di manifestarsi nella sua vita, si manifesta in quella delle persone a lei care. Il saluto che Maria rivolge a sua cugina ha un effetto meraviglioso su Elisabetta e sul bambino: ella sente il bambino sussultare dentro di sè come fece tempo prima Davide davanti all’Arca dell’Alleanza, durante il suo viaggio a Gerusalemme (2Sam 6, 1-11). Maria è la nuova Arca dell’Alleanza, davanti alla quale il bambino esprime la sua gioia. Dal bambino l’azione dello Spirito è trasmessa anche a Elisabetta, cosa che la conduce a riconoscere la Madre del suo Signore. Sotto l’ispirazione dello Spirito, conosce il mistero del messaggio dell’angelo a sua cugina Maria, e la riconosce “felice” in ragione della fede con la quale ella l’ha ricevuto. Maria è madre di Dio e madre nostra. È lei che intercede per noi, è lei che, con il suo “si” a Dio, ha detto “si” per ognuno di noi. Il Vangelo di oggi è un invito a essere grati a Maria, a riscoprirla come madre nostra e madre della Chiesa di cui siamo parte. E lei che ha portato in grembo il nostro Salvatore e sempre lei era sotto la croce quando tutti erano spariti. Con fiducia ci possiamo rivolgere a lei che ci porta il suo figlio e al suo figlio.

Beato Piergiorgio Frassati, il testimonial di una Chiesa “in uscita”

piergiorgiofrassati3Piergiorgio nasce in una ricca famiglia borghese. Trascorre una giovinezza serena, ma studia poco volentieri, perciò è affidato al salesiano don Corazzi, che lo seguirà fino all’esame di maturità. Qui comincia la sua pratica della Messa e Comunione quotidiana. I suoi genitori non ne sono contenti, temono che potrebbe un giorno farsi prete. Arrivando a scuola non si ferma a chiacchierare con i compagni, ma va diritto in cappella a pregare e a partecipare alla Messa. Spesso ripeterà “Cristo viene giornalmente a vistarmi nella S. Eucaristia, io ricambio la visita andando a trovarlo nei poveri.”

Sente parlare della Congregazione Mariana: vi partecipa, si consacra alla Madonna, s’impegna ad amarla, farla amare. Per mezzo di lei offre al Cuore di Gesù tutta la sua giornata ed affida a Lei la sua purezza.

 

Alla scuola dei Gesuiti conosce la S. Vincenzo, vi si iscrive e sarà fedele fin sul letto di morte. Alla S. Vincenzo non porta solo il suo aiuto economico, porta tutta la sua persona per visitare i poveri, specialmente malati, trasportare sul carretto legna o materassi, comprare medicine, rivolgersi ad altri per sollecitare aiuti e il tutto con tanta naturalezza, segretezza da far meraviglia. Alla sua morte, quello che colpisce i genitori e la sorella, è la partecipazione così numerosa e sentita di migliaia di poveri

 

Nel 1918 si iscrive al Politecnico di Torino. Le manifestazioni religiose come Congressi Eucaristici e processioni erano le occasioni in cui borghesia e comunisti si alleavano contro i cattolici; tra questi si affermarono due Movimenti: A.C.I. e F.U.C.I. per il settore universitario.

Al Politecnico tra la marea di avvisi osa mettere in bacheca quello dell’adorazione notturna e siccome altri lo strappano lo riscrive fino a 60 volte e rimane per ore a fare la sentinella.

La recita del S. Rosario è un impegno quotidiano; anche stanco al ritorno da gite, in treno, davanti a spettatori meravigliati nel vedere un giovane brillante di 20-24 anni sgranare la corona.

 

Il 14 maggio 1922 Pier Giorgio si iscrive al circolo “Milites Mariae” della Società della Gioventù Cattolica (ramo maschile dell’Azione Cattolica) presso la sua parrocchia. Motto della Gioventù Cattolica è: Preghiera, Azione, Sacrificio. Tre parole che riassumono l’impegno quotidiano dei suoi aderenti. Pier Giorgio trova in esse lo specchio del suo modo di essere. E’ convinto che solo il Cristianesimo con la sua dottrina sociale e con le idee di fraternità, giustizia e carità può portare a tutti i popoli pace e benessere;

 

La sua profonda vita interiore è nutrita dall’Eucaristia e dall’unione continua con Dio, che lo accompagnerà anche nella breve malattia: paralisi fulminante. All’inizio, vive da solo la sua sofferenza. Quando la famiglia ne viene a conoscenza, è troppo tardi: ogni cura risulta inefficace. Pier Giorgio muore all’età di 24 anni.

Quasi come profezia, dopo la Marcia su Roma del 1922, aveva scritto: «I cattolici e, specialmente, noi studenti, abbiamo un grande dovere da compiere… noi, che per grazia di Dio siamo cattolici, non dobbiamo sciupare i migliori anni della nostra vita…».

 

Le sue frasi – da «…Noi non dobbiamo vivacchiare, ma vivere» a «Verso l’alto», a «La tristezza dev’essere bandita dagli animi cattolici» a “Aspirate a cose grandi! Allargate i vostri cuori!”– sono prese come programma da ragazzi e ragazze di ogni parte della terra. Nel giorno della Beatificazione di Piergiorgio Frassati, il 20 maggio 1990, Giovanni Paolo II lo chiamò «uomo delle Beatitudini».

 

Il Beato Pier Giorgio Frassati è – con le parole di Papa Francesco – «un modello di fiducia e di audacia evangelica per le giovani generazioni d’Italia e del mondo», un esempio di che cosa significa “vivere e non vivacchiare“, il testimonial perfetto della Chiesa che il Papa esorta a realizzare: una Chiesa che cammina nelle periferie esistenziali dell’umanità contemporanea, che guarda senza remore le donne e gli uomini che cercano la vita vera e attendono qualcuno che indichi la strada, attraverso la condivisione, la fraternità, la carità materiale e spirituale.

 

Era infatti un giovane del tutto normale, che doveva impegnarsi con sforzo per portare avanti gli studi; un appassionato della montagna e dello sport; un ammiratore della natura e dell’arte; un giovane da cui sprizzava la gioia, che amava lo scherzo, che aveva rapporti sinceri di amicizia; un uomo impegnato nella vita sociale e politica del suo tempo, piena di contrasti e tensioni; un giovane coraggioso e leale, fedele fino in fondo ai suoi principi, alle persone, ai suoi familiari, ai suoi amici.

Tuttavia, era un giovane in cui c’era qualche cosa di più: in Pier Giorgio brillava una luce radiosa ed

ardeva una fiamma viva. Erano la fede sincera e la carità operosa, che fecero di lui un autentico uomo, un vero cristiano.

Anche l’Azione cattolica allora può intensificare la preghiera affinché Dio conceda il miracolo richiesto perché la Chiesa possa procedere alla canonizzazione di questo suo socio tanto amato.

Preghiera al Beato Giorgio Frassati

Beato Pier Giorgio,
guidami nel pretendere la legittima eredità di figlio di Dio
ed erede del Suo regno.
Mostrami, con il tuo esempio,
come essere lento all’ira
e delicato nei miei rapporti con gli altri.
Aiutami a comunicare la pace di Cristo,
pronunciando parole di pace
e vivendo la vita nella pace.
Beato Pier Giorgio
chiedo la tua intercessione
per ottenere da Dio,
che è mite ed umile di cuore,
tutte le grazie necessarie al mio bene spirituale e temporale.
Con fiducia ti chiedo aiuto …(si formula la richiesta di grazia)

III domenica d’Avvento – 13 dicembre 2015

giovanni-battista

Dal Vangelo secondo Luca (3,10-18)

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

 

Quello che accade a Giovanni è un mistero grande ed è la conseguenza dell’annuncio cristiano: trova un eco in quelli che lo ascoltano. E’ questo un mistero grandissimo: come spiegare il fatto che tante persone, ancora oggi, di fronte a questo annuncio cambiano vita, si interroghino come la folla che domanda a Giovanni: cosa dobbiamo fare?». Giovanni risponde loro che la condizione necessaria è il compimento del comandamento del l’amore verso il proprio prossimo, espressione reale dell’amore di Dio che Israele sintetizza nello Shemà. Giovanni non è il Cristo, lo confessa lui stesso alla folla che si interrogava, ma è uno che seppur precede Cristo, si mette al suo seguito: è un cristiano! E a quello che è chiamato a fare ogni cristiano per mezzo del proprio battesimo che ci fa re, sacerdoti e profeti. Giovanni Annuncia l’arrivo imminente di Cristo. Senza paura, senza vergogna, senza nascondersi. Giovanni spende la sua vita per l’evangelizzazione. San Paolo dice: «Guai a me se non predicassi il Vangelo!». Ecco che il Vangelo di questa domenica è un forte invito all’evangelizzazione, nelle sue diverse forme, con la parola, l’annuncio, la testimonianza, le azioni «Cosa dobbiamo fare?» Giovanni dà ad ognuno una risposta diversa, perché ognuno è diverso dall’altro. In ciascuno lo Spirito Santo agisce in forme diverse, dando carismi diversi.

 

(dai sussidi di preghiera personale di Azione Cattolica)

Viaggiando verso…Natale! Preghiera d’Avvento del prossimo 19 dicembre

Pochi giorni ormai ci separano dalla festa del Santo Natale. Giorni che si vorrebbero, forse, far volare via, presi dal desiderio di avere subito vacanze, regali, divertimenti, riposo. Invece questi giorni, agli occhi di un cristiano, mantengono intatta tutta la loro importanza,  attimo dopo attimo, perchè sono gli ultimi giorni di un tempo fondamentale che ogni anno ci accompagna alla riscoperta del Natale; giorni pieni di trepidante attesa, di gioia, di speranza: giorni di Avvento. Giorni in cui ci si prepara, si attende…giorni in cui nel cuore di ogni cristiano c’è una sorta di mobilitazione: sta per accadere qualcosa che ci viene incontro e che vuole scuotere il nostro cuore, rallegrarci. Stiamo aspettando Dio!

Ma ci sono tanti modi di attendere e di prepararsi! Mai nella vita la preparazione e l’attesa ci prendono tanto dentro come quando è l’amore ad essere in ballo. Questo è il tipo di attesa che noi viviamo nell’Avvento nei riguardi di Dio, perché egli viene come uno che ci ama. E quale luogo può essere migliore per vivere questo tempo se non quello in cui per la prima volta ciascuno di noi ha sperimentato l’amore nella sua forma più pura, ovvero la famiglia?

Dio ha fatto un segno, un grande segno sulla terra, quasi a voler dire: “Se vuoi trovarmi, cercami accanto a te, nella tua  famiglia!” Un pa dre, una madre, un figlio, più figli, tanti cuori, un sol cuore, tante vite, una sola vita, un solo amore-comunione-unità. Ecco perché la nostra ACR Diocesana il prossimo 19 dicembre vivrà un momento di preghiera d’avvento “a reti unificate” (alle 15.30 presso la Chiesa Madre in Cassino per la zona Sud e alle 15.30 presso la Cattedrale Santa Maria Assunta in Sora per la zona Nord) rivolto non solo ai ragazzi ma anche alle loro famiglie, per vivere ancor più pienamente il viaggio verso la “stazione” del Natale con accanto i compagni di viaggio che sono la manifestazione terrena dell’amore di Dio per ciascuno di loro!

Sarà un momento sicuramente speciale, in un tempo tanto importante per tutta la Chiesa….momento di preghiera, di unità, di vicinanza. Tempo prezioso per staccare dalla frenetica vita di tutti i giorni, per trovare la gioia di una preghiera condivisa e sentita che, speriamo, dia a ciascuno lo spunto per ritagliarsi un momento in più da dedicare, più che ad addobbi e doni, per quanto belli, al senso vero delle prossime festività natalizie!


Marzia D’Agostino

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Immacolata Concezione di Maria – 8 dicembre 2015

Dal Vangelo secondo Luca (1,26-38)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

 

È la festa in cui celebriamo un “si” che ha salvato il mondo ma che nella sua realizzazione sconvolge tutti i piani umani: il Figlio di Dio nascerà da una donna. Come potrà avvenire questo? Una domanda legittima quella Maria, che non vuole essere segno di incredulità o di dubbio. credente assolutamente integra nella sua fede non cerca il proprio interesse, ma si affida completamente alla volontà di Dio, chiedendo soltanto che egli, attraverso il suo messaggero, le manifesti le modalità del concepimento. «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». Vi è qui una risposta pronta e seria. La grandezza di questa giovane donna risplende nella sua immediata e completa disponibilità. Diventa il riferimento per il nostro cammino di fede, ci insegna come riferirci a Cristo, come camminare verso la configurazione a lui, meta della vita. Momenti difficili, tempi di oscurità, situazioni di disorientamento ci fanno toccare spesso con mano tutta la nostra fragilità e debolezza. Ma forte e vincente risuona il «non temere» del messaggero celeste: a ben guardare anche noi, assieme a Maria, riceviamo quel di più che ci viene dalla fiducia nel Signore che sempre si ricorda «del suo amore, della sua fedeltà». Anche in questa stagione Dio ci parla perché vuole creare qualcosa di nuovo con ciascuno di noi. Sono i nostri si quotidiani all’impegno, alla responsabilità, alla solidarietà , alla vita, che possono rendere bella e grande la nostra vita.

 

Vieni Spirito Santo, illuminami e guidami nei solchi della storia. Concedimi un cuore docile all’ascolto e occhi limpidi per scrutare i segni della presenza di Gesù nella mia vita e sostieni i miei passi, a volte incerti e titubanti, alla sua sequela.

(dai sussidi di preghiera personale di Azione Cattolica)

II domenica d’Avvento – 6 dicembre 2015

Dal Vangelo secondo Luca (3,1-6)

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:

«Voce di uno che grida nel deserto:

Preparate la via del Signore,

raddrizzate i suoi sentieri!

Ogni burrone sarà riempito,

ogni monte e ogni colle sarà abbassato;

le vie tortuose diverranno diritte

e quelle impervie, spianate.

Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

 

In questa seconda domenica di Avvento l’annuncio del re di del Messia, irrompe in questo Vangelo in cui Giovanni Battista ci propone un battesimo di per la venuta imminente del Messia. Giovanni figlio di Zaccaria diventa cosi profeta e precursore del Messia. La sua predicazione era stata profetizzata da Isaia che lo annunciava come «uno che grida nel deserto». L’annuncio, il grido, di Giovanni è, quindi, per coloro che sono nel deserto. Se questa è una parola che parla alla nostra vita occorre riconoscersi in questo deserto. La nostra vita è un attraversare il deserto dell’esistenza sotto la gloria di Dio fino ad entrare nel suo Regno. Quella del deserto per Israele un’esperienza fondamentale della sua storia: nella precarietà del cammino nel deserto, Israele può fare un esperienza concreta della Provvidenza di Dio, può sperimentare che Dio è fedele al suo legame e mantiene le sue promesse. Questo deserto della nostra esistenza non è il luogo dove siamo chiamati a vivere ma è luogo di passaggio dalla schiavitù alla libertà. Se Giovanni oggi grida nel deserto, sta parlando a chi è in cammino, fra mille difficoltà, cadute, combattimenti, mormorazioni, per arrivare alla Terra Promessa. Per arrivare a questa meta occorre, però, fare una seria alleanza con Dio: qui Israele riceve le dieci parole di vita sul monte Sinai. Quello del deserto è quin-di un tempo di preparazione, un tempo nel quale veniamo messi alla prova, nel quale è la nostra poca fede ad essere messa alla prova. Ma è Dio stesso che conduce la storia, di Israele come della nostra vita. Chi è che giunge al termine di questo cammino? Non certo “i migliori”, i “più bravi” ma coloro che sono passati per la grande tribolazione del lungo cammino, che è il cammino della fede, e che hanno visto i colli e i monti spianati, le vie tortuose addrizzate e quelle accidentate appianate: una meraviglia ai nostri occhi opera di Dio e non nostra. ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

 

Signore, aiutaci a riconoscerti nella nostra storia, aiutaci a riconoscere le tracce dei tuoi passi, donaci occhi capaci di scorgere te nelle piccole cose della vita quotidiana, donaci la capacità di gioire, per ogni giorno che sorge, per ogni gesto di amore che tu susciti.

(dai sussidi di preghiera personale di Azione Cattolica)

 

Perchè il Giubileo della Misericordia?

Papa Francesco, spiegando perché ha indetto un Giubileo straordinario della Misericordia, che avrà inizio il prossimo 8 dicembre 2015, ha parlato dei drammi che stanno affliggendo in questo momento migliaia di fedeli: “La nostra preghiera si fa ancora più intensa e diventa un grido di aiuto al Padre ricco di misericordia, perché sostenga la fede di tanti fratelli e sorelle che sono nel dolore, mentre chiediamo di convertire i nostri cuori per passare dall’indifferenza alla compassione».

Papa Bergoglio ha sottolineato che «San Paolo mette in evidenza che, «nonostante le difficoltà e le sofferenze della vita, cresce tuttavia la speranza nella salvezza che l’amore di Cristo ha seminato nei nostri cuori». E la misericordia di Dio «si è riversata in noi rendendoci giusti, donandoci la pace».

«La Chiesa è chiamata a offrire più fortemente i segni della presenza e della vicinanza di Dio. È il tempo per la Chiesa di ritrovare il senso della missione che il Signore le ha affidato il giorno di Pasqua: essere segno e strumento della misericordia del Padre. Dovrà essere un Anno santo durante il quale si sentirà «forte in noi la gioia di essere stati ritrovati da Gesù, che come Buon Pastore è venuto a cercarci perché ci eravamo smarriti. Un Anno in cui essere toccati dal Signore Gesù e trasformati dalla sua misericordia, per diventare noi pure testimoni di misericordia».

Dunque, ci sarà il Giubileo «perché questo è il tempo della misericordia. È il tempo favorevole per curare le ferite, per non stancarci di incontrare quanti sono in attesa di vedere e toccare con mano i segni della vicinanza di Dio, per offrire a tutti, a tutti – ha ripetuto – la via del perdono e della riconciliazione».

Francesco ha concluso con un’invocazione alla «Madre della Divina Misericordia», affinché «apra i nostri occhi, perché comprendiamo l’impegno a cui siamo chiamati”.

La Coroncina della Divina Misericordia
La Coroncina della Divina Misericordia è stata dettata da Gesù a Suor Faustina Kowalska nel 1935. Santa Faustina scrive nel Diario:

«Ogni volta che senti l’orologio battere le tre, ricordati di immergerti tutta nella Mia Misericordia, adorandola ed esaltandola; invoca la sua onnipotenza per il mondo intero e specialmente per i poveri peccatori, poiché fu in quell’ora che venne spalancata per ogni anima (1572). E’ un’ora di grande misericordia per il mondo intero». (1320)

Gesù desidera che ogni giorno si onori il momento della Sua agonia sulla Croce (alle tre del pomeriggio), in cui come Egli stesso ha detto: «fu fatta grazia al mondo intero, la misericordia vinse la giustizia» (1572).; desidera che si adori e si esalti la misericordia di Dio e che per i meriti della Passione di Gesù Cristo vengano implorate grazie per se stessi, per il mondo intero e soprattutto per i peccatori. «In quell’ora – proseguiva il Salvatore – otterrai tutto per te stessa e per gli altri (1572). In quell’ora non rifiuterò nulla all’anima che mi prega per la Mia Passione » (1320).

Particolari promesse riguardano l’ora della morte e cioè la grazia di poter morire serenamente e in pace. La possono ottenere non solo le persone che hanno recitato con fiducia e perseveranza la Coroncina, ma anche i moribondi accanto ai quali essa verrà recitata.

 

(La coroncina si recita usando la corona del rosario)

all’inizio:

PADRE NOSTRO, AVE MARIA, CREDO.

 

Sui grani del Padre nostro si recitano le parole seguenti:

Eterno Padre, Ti offro il Corpo e il Sangue, L’Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Nostro Signore Gesù Cristo in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.

 

Sui grani dell’ Ave Maria si recitano le parole seguenti :

Per la Sua dolorosa Passione abbi misericordia di noi e del mondo intero.

 

Per finire si recita per tre volte:

Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero.