“Befana con papà” nella Casa Circondariale di Cassino: sorrisi per essere più felici!

Sono sempre stato un ragazzo curioso, sempre pronto a partire, a fare esperienze, soprattutto se formative, e quella che mi avevano proposto mi piaceva non poco. “Luca, il 9 gennaio presso la casa circondariale di Cassino si terrà “la befana con papà” e con la Caritas faremo animazione ai bambini dei detenuti, ti va di partecipare?”. Subito!! Infatti mi piaceva l’idea di fare una esperienza nuova in un luogo diverso da quelli che ognuno di noi frequenta nella vita di tutti i giorni. Era la prima volta che entravo in un carcere, difatti ero elettrizzato. Una volta entrato però, ho cominciato a sentirmi un po’ strano perché in luoghi come quelli una certa pesantezza nell’aria la senti. Ma bando alle ciance, io e i miei “compagni di avventura” di quel giorno abbiamo cominciato a preparare i giochi (con tanto di musica!) ed eccoli arrivare questi padri con i figli,  abbracciati o mano nella mano. Certo, molti di loro erano piccolini ma erano quei gesti affettuosi, che noi diamo per scontati, ma che per loro rappresentano l’unico modo (o uno dei pochi) per dimostrare l’affetto e la vicinanza ai figli che non vedono quasi mai. Ecco, ora, come dovevo comportarmi? Molte domande mi assalivano ma di certo non ero lì per fare il “pesantone”. Obiettivo: “sorrisi per essere più felici”… lo so, obiettivo dal nome sciocco (ci sto lavorando su) ma efficace. Quindi pronti,
partenza e via con i vari giochi che prevedevano il coinvolgimento dei grandi e dei piccini. Il risultato? Papà e figli che diventavano aerei, delle rane che saltavano e tante altre scene molto divertenti. Il risultato è stato grandioso ma mai grandioso come l’arrivo della befana. Alcuni bambini erano letteralmente spaventati (li capivo perché da piccolo urlavo e scappavo anche io appena la vedevo) ma molti altri bambini impavidi e coraggiosi in prima fila, divertiti, a parlare e scherzare con lei. Ancor di più in primissima fila per i regali, e come biasimarli d’altronde! La pausa (sacra) della merenda è stato una ulteriore occasione per conoscere i bambini ed anche i padri.

Ed ecco che di lì a poco abbiamo dovuto salutare tutti perché era arrivato il momento di dividersi. Uscendo abbiamo visto i padri davanti ai cancelli dove avrebbero dovuto salutare i loro piccoli. Non abbiamo visto tutta la scena (meglio così, lasciamola a loro) ma qualche padre aveva gli occhi lucidi, quindi si poteva immaginare come fosse andato quel saluto.

Sostanzialmente è stata un’esperienza bella e coinvolgente. Trasformare, seppure per un pomeriggio, un posto poco ludico in un posto dove regnava gioia e serenità è stato davvero importante, per noi e per loro. Lungi da me l’essere retorico e banale, ma queste sono belle iniziative, a cui ognuno dovrebbe partecipare. Essere fautori di sorrisi è sempre bello ma in queste occasioni speciali lo è anche di più. E lungi dal voler giudicare, spero che per quei padri e per ognuno dei partecipanti sia servito per capire che la bellezza dei sorrisi e degli occhi dei bambini gioiosi è un dono che Dio ci fa e che vale più di qualsiasi altra cosa. E magari che questa occasione dia loro la forza di lottare per averli sempre con sé e non allontanarli.

Se rifarei quest’esperienza? Sì, ma anche no! Calma…. “no” nel senso che la prossima volta potresti andare tu che stai leggendo. Perché se ogni scusa è buona per crescere ed arricchirsi ed arricchire gli altri, anche stando insieme, è sempre meglio coglierla. Non so come funziona ma saluto Cesare, Paolo, Beatrice, Daniela e Simona che hanno animato il pomeriggio assieme al sottoscritto e tutti i presenti quel giorno! Ed un saluto anche a te che mi hai dedicato parte del tuo tempo leggendo questo mio racconto!

Luca Petitti

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