Una festa per sentire che la pace può essere di casa!

Si può essere Chiesa anche nelle piazze e nelle periferie delle nostre città? Per l’Azione Cattolica diocesana la risposta è sì ed è quello che ha vissuto domenica 31 Gennaio a Sora. Dalle prime ore della mattina bambini, ragazzi giovani ed adulti si sono radunati nel quartiere di Pontrinio per la tradizionale Festa della Pace, appuntamento che ogni anno si ripete e vede l’associazione dire al territorio quanto è bello essere Chiesa. Lo slogan e il tema della festa, la Pace è di casa, non solo hanno permesso di aderire all’iniziativa della Presidenza Nazionale, ma anche di fermarsi a riflettere su una delle cinque vie del Convegno Ecclesiale di Firenze: abitare, come indicato dal nostro vescovo nella sua lettera pastorale. Ed è stato proprio su suggerimento di Mons. Gerardo, che la Presidenza diocesana, ha voluto dare forma a questa parola, vivendo la mattinata nella periferia della città anziché nel più frequentato centro e, nel pomeriggio, intrattenendosi a riflettere su questo tema con Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Non solo, l’AC diocesana ha voluto testimoniare il proprio desiderio di abitare il territorio, invitando a partecipare alla Celebrazione Eucaristica, presieduta dal nostro vescovo, i sindaci delle città che danno il nome alla nostra diocesi e registrando la squisita presenza del sindaco di Aquino, Libero Mazzaroppi, sempre molto sensibile e disponibile alle iniziative sociali della nostra diocesi.

Le sfide di oggi, in particolare quella riguardante la crisi immigratoria, costringono ad interrogarci sul ruolo di ognuno e sull’atteggiamento da assumere, che come ci dimostra la realtà, non può essere di chiusura né di indifferenza, rischio dal quale ci ha messo in guardia anche papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata mondiale della Pace (Vinci l’indifferenza e conquista la Pace). In una società dove è sempre più frequente trovarsi come compagni di viaggio persone di culture, lingue e origini diverse, l’accoglienza deve essere l’unica risposta da fornire a chi cerca solo una possibilità migliore lontano dalle difficoltà e i pericoli di casa sua; senza dimenticare le responsabilità del mondo occidentale nei confronti dei paesi dai quali i migranti fuggono (su questo particolare argomento sono molto chiare ed incisive le parole di papa Francesco, sia nella Evangelii Gaudium che nella Laudato Si’). E per assumere questo atteggiamento è fondamentale l’educazione. È partendo da queste riflessioni, che, come già detto, la Presidenza diocesana ha sposato l’iniziativa dell’AC nazionale. Quindi, oltre alla riflessione che in special modo i ragazzi dell’ACR hanno affrontato nei gruppi parrocchiali durante il mese della Pace, la nostra associazione diocesana ha dato sostanza a questo impegno attraverso la vendita, durante la festa, di un gadget (una tazza termosensibile) il cui ricavato sarà devoluto dall’Azione Cattolica Italiana alla diocesi di Agrigento per l’attuazione di alcuni progetti di solidarietà.

Tuttavia affinchè l’accoglienza non si traduca in un isolato esercizio di stile o in un edulcorato atteggiamento fine a se stesso è necessario che venga opportunamente declinata nel tempo e nello spazio della vita di ciascuno. La dimensione dell’abitare allora diviene imprescindibile. Abitare i tempi e i luoghi della nostra quotidianità ci impone, proprio come cristiani (“voi siete nel mondo” Gv 15,18), di vincere quella tentazione sempre attuale di indifferenza non soltanto verso il prossimo (a volte non necessariamente diverso da noi) ma anche verso la realtà che ci circonda. Ci impone di riappropriarci del bisogno di vivere da fratelli e non da estranei le “città” che popoliamo, di desiderare il bene comune più del favore personale e di prenderci cura dell’ambiente che ci circonda perché casa comune. In questo contesto si è inserito il contributo di Libera – coordinamento di movimenti e associazioni impegnate nella lotta contro le mafie e la difesa della legalità – e la testimonianza portata ai giovani e agli adulti durante il pomeriggio ha permesso di mettere a tema il verbo dell’abitare non solamente in una dimensione teorica ma anche in una prospettiva concreta fatta di volti, luoghi ed esperienze.

La conclusione non poteva che essere festosa e condivisa. Le riflessioni e le sollecitazioni emerse dalle attività e dai laboratori sono state sinteticamente portate all’attenzione di tutti, in modo da poter cogliere le due dimensioni dell’accogliere e dell’abitare in una prospettiva unica.

La speranza è che la giornata non sia rimasta un insieme di belle istantanee o una fugace apparizione per le strade della città di Sora, ma che abbia stimolato ciascuno a vivere responsabilmente ed attivamente il proprio impegno laicale anche al di fuori delle sagrestie e dalle sale parrocchiali e a voler essere Chiesa nel mondo e per il mondo. Allora la pace sarà di casa ogni volta che “arrederemo” con il nostro stile accogliente e misericordioso le relazioni quotidiane; la pace sarà di casa ogni volta che spenderemo il nostro tempo e le nostre energie per “intonacare” le crepe della corruzione e delle diseguaglianze sociali; la pace sarà di casa ogni volta che ci sentiremo custodi e non padroni del creato… ma inevitabilmente la pace sarà di casa ogni volta che lasceremo il Verbo abitare in mezzo a noi.

Nota (non tanto) a margine: prima dei saluti finali, ha fatto capolino su alcune magliette bianche il nuovo logo diocesano, fresco vincitore del concorso bandito dalla Presidenza diocesana. Anche nella forma il processo di unificazione della associazione diocesana ha fatto segnare un ulteriore passo in avanti e non mancheranno certo iniziative promozionali e gadgets per diffondere il nuovo logo dell’Azione Cattolica della Diocesi di Sora Cassino Aquino Pontecorvo ed una vera e propria SCAPmania.

I presidenti Diocesani, Antonio Accettola e Gianpaolo Pontone

Ma cosa è rimasto di questa giornata negli occhi e nel cuore dei partecipanti? Alcune testimonianze sapranno raccontarcelo di certo con semplicità ed efficacia:

Per me è stato il primo anno in cui ho partecipato alla festa della pace coinvolgendo anche il mio ragazzo. È stato bello vedere gli sguardi incuriositi dei passanti, l’entusiasmo di ragazzi, giovani e adulti che si sono riuniti, muniti di striscioni e tamburi. Lo slogan della mia parrocchia era “Semina amore raccogli pace”, una frase semplice per far germogliare nella vita di ognuno di noi piccoli semi di amore. Non è stata solo una domenica di gioco, ma anche di festa in famiglia dove tutti insieme abbiamo vissuto l’incontro, la comunione e la condivisione della parola pace e abbiamo abbandonato l’egoismo e l’indifferenza e ci siamo aperti all’accoglienza, alla solidarietà e all’attenzione verso il prossimo. Un momento sicuramente significativo è stata l’attività del pomeriggio in cui, dopo aver ascoltato alcune testimonianze di operatori e volontari dell’associazione Libera, con gli altri adulti presenti abbiamo fatto una riflessione su cosa voglia dire essere cristiani, vivere da cristiani ma nel mondo, non solo nelle sacrestie o nella nostra associazione! A partire dalla riflessione della lettera a Diogneto mi è rimasto di certo impresso che quello che l’anima è per il corpo è quello che ogni cristiano dev’essere per il mondo: portatore di pace e giustizia, di amore e misericordia ma non solo con le parole, bensì con azioni concrete!

  • Stefania Marrazza ( Giovane adulta della parrocchia Santa Maria della Valle, Selvone, Cassino)

Nel pomeriggio noi giovanissimi, con i giovani e gli adulti di AC, abbiamo incontrato i ragazzi dell’associazione Libera, i quali ci hanno spiegato di cosa si occupano, cioè la sensibilizzazione alla promozione della legalità, cosa che sentiamo ogni giorno più distante da noi, sollecitandoci ad essere cittadini attivi e ad andare contro l’ingiustizia e la corruzione. Ci hanno fatto analizzare prima la parola “corrotto”, chiedendoci cosa ci venga in mente quando la sentiamo pronunciare, e poi quella “corretto”. Successivamente abbiamo cercato analogie e contrasti tra le due parole, ognuno condividendo le proprie considerazioni. Siamo giunti alla conclusione che tutti noi siamo pronti a puntare il dito verso qualcuno che commette azioni illegali, ma chi di noi, nel proprio piccolo, non ha sbagliato mai? Chi è che ammette di aver commesso piccoli errori che contribuiscono agli scandali quotidiani della nostra società? Nessuno! Siamo tutti corresponsabili dell’esito negativo dell’andamento della nostra società e quindi anche delle nostre vite. Ecco perché dobbiamo essere cittadini più attivi, responsabili delle nostre scelte e azioni, perché con esse possiamo essere portatori di pace e giustizia!

  • Lucia di Pippo (Giovanissima della Parrocchia S.Giovanni Battista, Cassino)

Nel pomeriggio, noi 9/11, con alcuni educatori abbiamo imparato a conoscere persone differenti per cultura e religione. Divisi in quattro treni-squadre, abbiamo incontrato nelle varie stazioni quattro personaggi. Con diversi giochi, abbiamo aiutato i quattro nuovi passeggeri a superare delle prove e poter far vidimare il biglietto dal capotreno. Al termine, ogni personaggio protagonista della nostra attività, lasciava il suo timbro sul passaporto dell’ACR. Dopo i divertenti giochi, attraverso la visione di un video abbiamo riflettuto sulla presenza degli stranieri immigrati sui nostri territori e su come dobbiamo imparare ad accogliere il diverso, proprio come fatto nei giochi. Nell’occasione ci hanno presentato le tazze magiche spiegandoci che, i soldi raccolti nella giornata con la loro vendita, sarebbero stati donati alla diocesi di Agrigento per costruire una casa di accoglienza per ospitare gli immigrati. La festa della pace, come ogni anno, mi è piaciuta molto perché ho incontrato i miei amici del campo scuola e perché ho riflettuto sull’ importanza della pace e dell’ amore soprattutto in questo periodo dove ci sono persone in difficoltà che hanno bisogno di conforto e aiuto.

  • Lorenzo Lucchetti (11 anni, parrocchia S.Maria dei Fiori, Isola del Liri)

Dopo le attività della mattina, noi 12/14 ci siamo riuniti in una sala e, assieme alle educatrici Martina e Simona, abbiamo fatto una bellissima attività. Abbiamo visto un video, in esso c’erano delle persone bendate per strada che avevano vicino a sé degli scatoloni con la scritta “Io mi fido di te. Tu? Abbracciami”, ma non tutti quelli che passavano davanti a queste persone si fermavano e le abbracciavano. Partendo da questa visione, con degli scatoloni abbiamo costruito un muro sul quale abbiamo scritto tutto ciò che proviamo quando incontriamo nuove persone: paura, sfiducia, pregiudizi e tutte quelle cose che pensiamo quando non conosciamo bene una persona. Con l’aiuto di una volontaria di una casa di accoglienza e di un ragazzo di nome Mustufa, siamo riusciti a cambiare idea. Mustafa ci ha raccontato un po’ la storia della sua vita, che non è stata delle migliori. Ma le fatiche, i dolori, la paura, la tristezza sono stati sconfitti, nella sua vita, dall’amore di ogni cosa. La volontaria, invece, ci ha parlato di ciò che lei prova ogni volta che nuove persone arrivano in quella casa d’accoglienza e che lei accoglie ogni volta con molto amore, come se fossero tutti suoi figli. Così, noi abbiamo riflettuto e ripensato a ciò che avevamo scritto e a quali erano le nostre idee riguardo il prossimo. Tutti insieme siamo riusciti, grazie alle testimonianze dei nostri ospiti, a distruggere quel muro e a costruire una casa di pace dove imparare ad accogliere tutti senza pregiudizi.

  • Claudia Pagnanelli (13 anni, parrocchia S.Antonio e S.Restituta, Carnello)

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