Beato Alberto Marvelli

Alberto-MarvelliAlberto Marvelli, giovane forte e libero, generoso figlio della Chiesa di Rimini e dell’Azione Cattolica, ha concepito tutta la sua breve vita di appena 28 anni come un dono d’amore a Gesù per il bene dei fratelli. “Gesù mi ha avvolto con la sua grazia”, scriveva nel suo diario; “non vedo più che Lui, non penso che a Lui”. Nel difficile periodo della Seconda guerra mondiale, che seminava morte e moltiplicava violenze e sofferenze atroci, il beato Alberto alimentava una intensa vita spirituale, da cui scaturiva quell’amore per Gesù che lo portava a dimenticare costantemente se stesso per caricarsi della croce dei poveri».
Dall’omelia della beatificazione di Giovanni Paolo II

 Secondogenito di sette figli, Alberto Marvelli aderisce all’Azione Cattolica nel 1930, entrando a far parte del gruppo fanciulli cattolici. Qui matura la sua fede con una scelta decisiva: “il mio programma si compendia in una parola: santo”.

Prega con raccoglimento, fa catechismo con convinzione, manifesta zelo, carità, serenità. E’ forte di carattere, fermo, deciso, generoso; ha un forte senso della giustizia. E’ un giovane sportivo e dinamico: ama tutti gli sport: il tennis, la pallavolo, l’atletica, il calcio, il nuoto, le escursioni in montagna. Ma la sua più grande passione sarà la bicicletta, anche come mezzo privilegiato del suo apostolato e della sua azione caritativa

Laureatosi in ingegneria, lavora presso la Fiat. Dopo i tragici eventi del 25 luglio, caduta del fascismo, e l’8 settembre 1943, occupazione tedesca del suolo italiano, Alberto torna a casa a Rimini. Sa qual è il suo compito: diventa l’operaio della carità. Dopo ogni bombardamento è il primo a correre in soccorso ai feriti, a incoraggiare i superstiti, ad assistere i moribondi, a sottrarre alle macerie i sepolti vivi. Non solo macerie, ma anche fame. Alberto distribuiva ai poveri tutto quello che riusciva a raccogliere, materassi, coperte, pentole. Si recava dai contadini e negozianti, comperava ogni genere di viveri. Poi in bicicletta, carica di sporte, andava dove sapeva che c’era fame e malattia. A volte tornava a casa senza scarpe o senza bicicletta: aveva donato a chi ne aveva più bisogno.

Nel periodo dell’occupazione tedesca, Alberto riuscì a salvare molti giovani dalle deportazioni tedesche e a liberare uomini e donne destinati ai campi di concentramento.

Nel 1945 entra a far parte della “Società Operai di Cristo”. Da allora ha numerosi incarichi, fra cui Presidente dei Laureati Cattolici e vice presidente diocesano dei Giovani di Azione Cattolica.

“Non bisogna portare la cultura solo agli intellettuali, ma a tutto il popolo”: Così dà vita ad una università popolare. Apre una mensa per i poveri. Li invita a messa, prega con loro; poi al ristorante scodella le minestre e ascolta le loro necessità. La sua attività a favore di tutti è instancabile: è tra i fondatori delle ACLI, costituisce una cooperativa di lavoratori edili, la prima cooperativa “bianca” nella “rossa” Romagna.

L’intimità con Gesù Eucaristico, non diventa mai ripiegamento su se stesso, alienazione dai suoi impegni e dalla storia. Anzi, quando avverte che il mondo attorno a lui è sotto il segno dell’ingiustizia e del peccato, l’Eucaristia diventa per lui forza per intraprendere un lavoro di redenzione, di liberazione, capace di umanizzare la faccia della terra.

Il prezioso Diario, da lui scritto, è per noi una limpida testimonianza della sua vita interiore, del suo profon­do rapporto con Dio, del suo cammino di santità. L’uomo d’oggi può trovare nella vita di Alberto Marvelli una indicazione significativa per vivere la propria voca­zione alla spiritualità laicale: spiritualità dell’incarna­zione, della condivisione, della testimonianza di un amore che Dio ci ha donato e che vuole rinnovare la mente e il cuore delle persone, che vuole rinnovare la storia. Giovanni Paolo II, in occasione della visita pastorale a Rimini nel 1982, aveva affermato di lui: “Ha mostra­to come, nel mutare dei tempi e delle situazioni, i laici cristiani sappiano dedicarsi senza riserve alla costru­zione del Regno di Dio nella famiglia, nel lavoro, nella cultura, nella politica, portando il Vangelo nel cuore della società.”

La sera del 5 ottobre 1946 si reca in bicicletta a tenere un comizio elettorale; anche lui è candidato per l’elezione della prima amministrazione comunale. Alle 20,30 un camion militare lo investe. Morirà, a soli 28 anni, poche ore dopo senza aver ripreso conoscenza; la madre Maria, forte nel dolore, gli è accanto. La sua tomba, nella chiesa di S. Agostino a Rimini, è meta di continui pellegrinaggi.

È stato beatificato da Giovanni Paolo II, il 5 settembre 2004, a Loreto.

da Scuola di santità, AVE, 2008

Pensieri:

  “Gesù è il primo ed il vero amico, il modello dell’ amicizia perfetta: Gesù non è solo morto per i suoi amici, ma è anche vissuto per essi”.

  “La vita è azione, è movimento, ed anche la mia vita deve essere azione, movimento continuo,  senza pause. Movimento ed azione tendenti all’unico fine dell’uomo: salvarsi e salvare.

  “Gesù mi ha avvolto con la Sua luce, mi ha circondato, non vedo più che Lui, non penso che a Lui, tutto il mondo attorno sparisce, si resta soli con Lui, Lo si prega che sempre prolunghi quegli attimi, che mai sparisca dal nostro sguardo, che sempre ci sia presente a ricordarci il nostro dovere. …infine mi inoltro nel pensiero infinito di Dio, come un povero cieco desideroso di luce”.

 “Quando facciamo qualcosa non dobbiamo chiederci che si dirà di noi, ma piuttosto che avverrà degli altri”.

“È immensamente triste una giovinezza, senza la passione delle altezze”.

 “Vivere come se questo giorno fosse l’ultimo. Lavorare come se non dovessimo mai morire”.

 “Mentre giudichi l’altro, te stesso giudichi. Le stesse cose commetti tu che giudichi”.

 “Non credere di perdere tempo trascorrendo anche delle ore con i bimbi, cercando di divertirli e di renderli più buoni. Gesù stesso li prediligeva e li teneva vicino a sé. E le parole buone dette a loro  non saranno mai troppe.”

Preghiera per chiedere l’intercessione del Beato Alberto Marvelli

O Dio, Padre onnipotente, ricco di misericordia, Ti ringraziamo per averci donato in Alberto Marvelli un segno del tuo amore per noi. Noi contempliamo le meraviglie che hai operato nella sua vita: la solida vita di preghiera, il generoso impegno sociale e politico, l’amore ardente per i poveri. In ogni ambito della sua vita ha praticato eroicamente la fede, la speranza e la carità. Ti chiediamo, Padre, per intercessione di Alberto, concedici di imitarne le virtù e diventare come lui testimoni del Tuo amore nel mondo. Ti chiediamo anche ogni grazia spirituale e materiale. Ti chiediamo pace e salvezza per la Tua Chiesa, che Alberto ha amato e servito. Fa’ che Alberto sia conosciuto in tutta la Chiesa a gloria e onore del Tuo nome. Amen

 

Santa Gianna Beretta Molla

giannaberettamollaGianna Beretta nacque a Magenta, Milano il 4 ottobre 1922. Già dalla fanciullezza accoglie con piena adesione il dono della fede e l’educazione limpidamente cristiana. La Prima Comunione, all’età di cinque anni e mezzo, segna in Gianna un momento importante, dando inizio ad un’assidua frequenza all’Eucaristia.

La sua fanciullezza è piena di tante difficoltà e sofferenze: cambiamento di scuole, salute cagionevole, trasferimenti della famiglia, malattia e morte dei genitori. Tutto questo però non produce traumi o squilibri in Gianna, data la ricchezza e profondità della sua vita spirituale.

 Durante un corso di S. Esercizi Spirituali, nel marzo 1938, Gianna, a soli quindici anni e mezzo, fece l’esperienza fondamentale e decisiva della sua vita. Di questi Esercizi è rimasto il quadernetto di Ricordi e Preghiere di Gianna, tra i cui propositi si legge: “Voglio temere il peccato mortale come se fosse un serpente; e ripeto di nuovo: mille volte morire piuttosto che offendere il Signore”.

 Negli anni del liceo e dell’università traduce la sua fede in un impegno generoso tra le giovani di Azione Cattolica e di carità verso gli anziani e i bisognosi. Laureata in Medicina e Chirurgia nel 1949 all’Università di Pavia, apre nel 1950 un ambulatorio medico; si specializza in Pediatria nell’Università di Milano nel 1952 e predilige, tra i suoi assistiti, mamme, bambini, anziani e poveri. Ama dire: «Chi tocca il corpo di un paziente, tocca il corpo di Cristo»;

Mentre compie la sua opera di medico, che sente e pratica come una «missione», accresce il suo impegno generoso nell’Azione Cattolica, prodigandosi per le «giovanissime» e, al tempo stesso, esprime con gli sci e l’alpinismo la sua grande gioia di vivere. Si interroga, pregando e facendo pregare, sulla sua vocazione che considera anch’essa un dono di Dio.

Per un breve periodo, le balena l’idea di diventare missionaria laica come medico; ma il Signore le ha preparato un’altra strada e le fa incontrare l’8 dicembre 1954, l’ingegnere Pietro Molla. Come animatrice del circolo di Azione Cattolica, dedica all’Associazione molto del suo tempo libero, preparando per le socie incontri, feste e ritiri per la loro formazione spirituale.Gianna e Pietro vissero il loro amore alla luce della fede. “Carissimo Pietro…”, gli scrisse Gianna nella sua prima lettera, il 21 febbraio 1955, “ora ci sei tu, a cui già voglio bene ed intendo donarmi per formare una famiglia veramente cristiana.”Gianna godette il periodo del fidanzamento, radiosa nella gioia e nel sorriso. Ringraziava e pregava il Signore. Si preparò spiritualmente a ricevere il “Sacramento dell’Amore” con un triduo, S. Messa e S. Comunione, che propose anche al futuro marito: Pietro nella Chiesetta della Madonna del Buon Consiglio a Ponte Nuovo, lei nel Santuario dell’Assunta a Magenta.

Pietro e Gianna si sposano il 24 settembre 1955 nella basilica di San Martino in Magenta. Fu moglie felice, e il Signore presto esaudì il suo grande desiderio di diventare mamma più che felice di tanti bambini: il 19 novembre 1956 nacque Pierluigi, l’11 dicembre 1957 Maria Zita (Mariolina) e il 15 luglio 1959 Laura.

Nel settembre 1961, verso il termine del secondo mese di gravidanza, è raggiunta dalla sofferenza e dal mistero del dolore; insorge un fibroma all’utero. Prima del necessario intervento operatorio, pur sapendo il rischio che avrebbe comportato il continuare la gravidanza, supplica il chirurgo di salvare la vita che porta in grembo e si affida alla preghiera e alla Provvidenza. La vita è salva, ringrazia il Signore e trascorre i sette mesi che la separano dal parto con impareggiabile forza d’animo. Trepida, teme che la creatura in seno possa nascere sofferente e chiede a Dio che ciò non avvenga.

 Nel pomeriggio del 20 aprile 1962, Venerdì Santo, Gianna fu nuovamente ricoverata nell’Ospedale S. Gerardo di Monza, Il mattino del 21 aprile, Sabato Santo, diede alla luce Gianna Emanuela, e per Gianna iniziò il calvario della sua passione, che si accompagnò a quella del suo Gesù sul Monte Calvario. Già dopo qualche ora dal parto le condizioni generali di Gianna si aggravarono: Ha rifiutato ogni calmante per essere sempre consapevole di quanto avveniva e presente a se stessa. Non solo, ma per essere lucida nel suo rapporto con il suo Gesù, che costantemente invocava”. “Sapessi quale conforto ho ricevuto baciando il tuo Crocifisso!”, le disse Gianna, “Oh, se non ci fosse Gesù che ci consola in certi momenti!…”.

 Alcuni giorni prima del parto, pur confidando sempre nella Provvidenza, è pronta a donare la sua vita per salvare quella della sua creatura: «Se dovete decidere fra me e il bimbo, nessuna esitazione: scegliete – e lo esigo – il bimbo. Salvate lui». Il mattino del 21 aprile 1962, dà alla luce Gianna Emanuela e il mattino del 28 aprile, nonostante tutti gli sforzi e le cure per salvare entrambe le vite, tra indicibili dolori, dopo aver ripetuto la preghiera «Gesù ti amo, Gesù ti amo», muore santamente. All’alba del 28 aprile, Sabato in Albis, venne riportata nella sua casa di Ponte Nuovo, dove morì alle ore 8 del mattino. Aveva solo 39 anni.

Dopo essere sepolta nel Cimitero di Mesero si diffuse rapidamente la fama di santità per la sua vita e per il gesto di amore grande, incommensurabile, che l’aveva coronata.

Gianna è inserita nel Martirologio romano perché, in un atto d’amore, scelse la morte per far nascere un’altra vita. Fu beatificata da Giovanni Paolo II il 24 aprile 1994, nell’Anno Internazionale della Famiglia e canonizzata da Giovanni Paolo II il 16 maggio 2004.

«Dell’amore divino Gianna Beretta Molla fu semplice, ma quanto mai significativa messaggera. Sull’esempio di Cristo, che “avendo amato i suoi… li amò sino alla fine” (Gv 13,1), questa santa madre di famiglia si mantenne eroicamente fedele all’impegno assunto il giorno del matrimonio. Il sacrificio estremo che suggellò la sua vita testimonia come solo chi ha il coraggio di donarsi totalmente a Dio e ai fratelli realizzi se stesso. Possa la nostra epoca riscoprire, attraverso l’esempio di Gianna Beretta Molla, la bellezza pura, casta e feconda dell’amore coniugale, vissuto come risposta alla chiamata divina!».

dall’omelia di Giovanni Paolo II per la canonizzazione, 16 maggio 2004

Frasi di Santa Gianna

La devozione alla Mamma Celeste fu in Gianna intensa e determinante:

Amare la Madonna = confidenza tenera nelle nostre difficoltà. La Madonna è la Mamma non può lasciar cadere la nostra domanda.”    (anni 1947 – 1948)

Alle nuove Delegate delle Giovanissime di Azione Cattolica: “Amate le vostre bambine, vedete in loro Gesù fanciullo e pregate tanto per loro,   tutti i giorni mettetele sotto la protezione di Maria Santissima.”   (anno 1948)

L‘ apostolato

 Noi dell’Azione Cattolica dobbiamo dare del divino alle anime, non dell’umano. Ma capite bene che per poter dare dobbiamo avere, cioè dobbiamo possedere Dio.

Più si sente il desiderio di dare molto, e più sovente bisogna ricorrere alla sorgente che è Dio.”                                              

                  (lunedì 11.11.1946)

 “Pretendere di essere apostoli, di far parte dell’Azione Cattolica e non partecipare  poi al sacrificio del Salvatore del mondo è pura immaginazione e illusione! Azione Cattolica è Sacrificio, non dimentichiamolo. Dobbiamo sempre accettare i sacrifici che ci vengono chiesti. Non ritirarsi quando ciò che vi si chiede di fare costa tempo, costa fatica, costa sacrificio. Le persone tiepide il Signore le detesta. La semigenerosità Gesù non l’amava.”

           (lunedì 30.12.1946)

La gioia

Noi, compreso che la gioia viene da Gesù, con  Gesù nel cuore portiamo gioia. Egli sarà la forza che ci aiuta.”                     (Quaderno dei ricordi  durante i SS. Esercizi, ? 1944 -1948)

 PREGHIERA

Dio, che ci sei Padre,
ti diamo lode e ti benediciamo
perché in Santa Gianna Beretta Molla
ci hai donato e fatto conoscere
una donna testimone del Vangelo
come giovane, sposa, madre e medico.
Ti ringraziamo perché,
anche attraverso il dono della sua vita,
ci fai imparare ad accogliere ed onorare
ogni creatura umana.

Tu, Signore Gesù,

sei stato per lei riferimento privilegiato.

Ti ha saputo riconoscere

nella bellezza della natura.

Mentre si interrogava sulla sua scelta di vita,

andava alla ricerca di te e del modo migliore per servirti.

Attraverso l’amore coniugale si è fatta segno

del tuo amore per la Chiesa e per l’umanità.

Come te, buon samaritano, si è fermata

accanto ad ogni persona malata, piccola e debole.

Sul tuo esempio e per amore,

ha donato tutta se stessa, generando nuova vita.

 

Spirito santo, fonte di ogni perfezione,

dona anche a noi sapienza, intelligenza e coraggio perché,

sull’esempio di Santa Gianna e per sua intercessione,

nella vita personale, familiare, professionale,

sappiamo metterci al servizio di ogni uomo e donna

e crescere così nell’amore e nella santità.

Amen.

Tratto da Scuola di Santità, AVE, 2008

Beato Piergiorgio Frassati, il testimonial di una Chiesa “in uscita”

piergiorgiofrassati3Piergiorgio nasce in una ricca famiglia borghese. Trascorre una giovinezza serena, ma studia poco volentieri, perciò è affidato al salesiano don Corazzi, che lo seguirà fino all’esame di maturità. Qui comincia la sua pratica della Messa e Comunione quotidiana. I suoi genitori non ne sono contenti, temono che potrebbe un giorno farsi prete. Arrivando a scuola non si ferma a chiacchierare con i compagni, ma va diritto in cappella a pregare e a partecipare alla Messa. Spesso ripeterà “Cristo viene giornalmente a vistarmi nella S. Eucaristia, io ricambio la visita andando a trovarlo nei poveri.”

Sente parlare della Congregazione Mariana: vi partecipa, si consacra alla Madonna, s’impegna ad amarla, farla amare. Per mezzo di lei offre al Cuore di Gesù tutta la sua giornata ed affida a Lei la sua purezza.

 

Alla scuola dei Gesuiti conosce la S. Vincenzo, vi si iscrive e sarà fedele fin sul letto di morte. Alla S. Vincenzo non porta solo il suo aiuto economico, porta tutta la sua persona per visitare i poveri, specialmente malati, trasportare sul carretto legna o materassi, comprare medicine, rivolgersi ad altri per sollecitare aiuti e il tutto con tanta naturalezza, segretezza da far meraviglia. Alla sua morte, quello che colpisce i genitori e la sorella, è la partecipazione così numerosa e sentita di migliaia di poveri

 

Nel 1918 si iscrive al Politecnico di Torino. Le manifestazioni religiose come Congressi Eucaristici e processioni erano le occasioni in cui borghesia e comunisti si alleavano contro i cattolici; tra questi si affermarono due Movimenti: A.C.I. e F.U.C.I. per il settore universitario.

Al Politecnico tra la marea di avvisi osa mettere in bacheca quello dell’adorazione notturna e siccome altri lo strappano lo riscrive fino a 60 volte e rimane per ore a fare la sentinella.

La recita del S. Rosario è un impegno quotidiano; anche stanco al ritorno da gite, in treno, davanti a spettatori meravigliati nel vedere un giovane brillante di 20-24 anni sgranare la corona.

 

Il 14 maggio 1922 Pier Giorgio si iscrive al circolo “Milites Mariae” della Società della Gioventù Cattolica (ramo maschile dell’Azione Cattolica) presso la sua parrocchia. Motto della Gioventù Cattolica è: Preghiera, Azione, Sacrificio. Tre parole che riassumono l’impegno quotidiano dei suoi aderenti. Pier Giorgio trova in esse lo specchio del suo modo di essere. E’ convinto che solo il Cristianesimo con la sua dottrina sociale e con le idee di fraternità, giustizia e carità può portare a tutti i popoli pace e benessere;

 

La sua profonda vita interiore è nutrita dall’Eucaristia e dall’unione continua con Dio, che lo accompagnerà anche nella breve malattia: paralisi fulminante. All’inizio, vive da solo la sua sofferenza. Quando la famiglia ne viene a conoscenza, è troppo tardi: ogni cura risulta inefficace. Pier Giorgio muore all’età di 24 anni.

Quasi come profezia, dopo la Marcia su Roma del 1922, aveva scritto: «I cattolici e, specialmente, noi studenti, abbiamo un grande dovere da compiere… noi, che per grazia di Dio siamo cattolici, non dobbiamo sciupare i migliori anni della nostra vita…».

 

Le sue frasi – da «…Noi non dobbiamo vivacchiare, ma vivere» a «Verso l’alto», a «La tristezza dev’essere bandita dagli animi cattolici» a “Aspirate a cose grandi! Allargate i vostri cuori!”– sono prese come programma da ragazzi e ragazze di ogni parte della terra. Nel giorno della Beatificazione di Piergiorgio Frassati, il 20 maggio 1990, Giovanni Paolo II lo chiamò «uomo delle Beatitudini».

 

Il Beato Pier Giorgio Frassati è – con le parole di Papa Francesco – «un modello di fiducia e di audacia evangelica per le giovani generazioni d’Italia e del mondo», un esempio di che cosa significa “vivere e non vivacchiare“, il testimonial perfetto della Chiesa che il Papa esorta a realizzare: una Chiesa che cammina nelle periferie esistenziali dell’umanità contemporanea, che guarda senza remore le donne e gli uomini che cercano la vita vera e attendono qualcuno che indichi la strada, attraverso la condivisione, la fraternità, la carità materiale e spirituale.

 

Era infatti un giovane del tutto normale, che doveva impegnarsi con sforzo per portare avanti gli studi; un appassionato della montagna e dello sport; un ammiratore della natura e dell’arte; un giovane da cui sprizzava la gioia, che amava lo scherzo, che aveva rapporti sinceri di amicizia; un uomo impegnato nella vita sociale e politica del suo tempo, piena di contrasti e tensioni; un giovane coraggioso e leale, fedele fino in fondo ai suoi principi, alle persone, ai suoi familiari, ai suoi amici.

Tuttavia, era un giovane in cui c’era qualche cosa di più: in Pier Giorgio brillava una luce radiosa ed

ardeva una fiamma viva. Erano la fede sincera e la carità operosa, che fecero di lui un autentico uomo, un vero cristiano.

Anche l’Azione cattolica allora può intensificare la preghiera affinché Dio conceda il miracolo richiesto perché la Chiesa possa procedere alla canonizzazione di questo suo socio tanto amato.

Preghiera al Beato Giorgio Frassati

Beato Pier Giorgio,
guidami nel pretendere la legittima eredità di figlio di Dio
ed erede del Suo regno.
Mostrami, con il tuo esempio,
come essere lento all’ira
e delicato nei miei rapporti con gli altri.
Aiutami a comunicare la pace di Cristo,
pronunciando parole di pace
e vivendo la vita nella pace.
Beato Pier Giorgio
chiedo la tua intercessione
per ottenere da Dio,
che è mite ed umile di cuore,
tutte le grazie necessarie al mio bene spirituale e temporale.
Con fiducia ti chiedo aiuto …(si formula la richiesta di grazia)

Venerabile Antonietta Meo (Nennolina)

In preparazione al convegno del 15 novembre vi proponiamo la storia della piccola Nennolina.

Antonietta_Meo

Antonietta Meo viene alla luce a Roma il 15 dicembre 1930, in una famiglia di solidi principi morali e religiosi.  Prima ancora di apprendere a leggere e scrivere, Antonietta Meo impara dalla madre a scrivere, in stampatello, i nomi di Gesù e Maria. Ad appena quattro anni viene iscritta alla sezione “Piccolissime” di Azione Cattolica. Era il 1934: due anni dopo, a soli sei anni, è ammessa a ricevere la Prima Comunio­ne ed è annoverata tra le “Beniamine” di AC.

Per il resto è una bambina come tutte le altre: vivace ed allegra, con una gran voglia di giocare. Un giorno si fa male sbattendo il ginocchio su un sasso, nel giardino dell’asilo. Il dolore non passa, i medici diranno: “osteosarcoma”. Si dovrà amputare la gamba. Nennolina, dopo l’intervento, mette una pesante protesi ortopedica e continua la sua solita vita di bimba.

A sei anni domanda di poter ricevere la prima Comunione. Il male intanto si fa sempre più violento, ma lei non si lamenta mai. Nennolina era pienamente consapevole di ciò che stava passando: in una sua letterina ai genitori promette di mandare tanti gigli dal Paradiso ossia tante grazie. Un’altra espressione che va ricordata è il suo desiderio di essere “la lampada che arde davanti al Tabernacolo giorno e notte”.

Ogni sera prende l’abitudine di scrivere una lettera che poi ripone sotto il crocefisso con ai piedi Gesù Bambino. “Cara Madonnina, tu sei tanto buona, prendi il mio cuore e portalo a Gesù”. Le sue letterine a Maria traboccano di emozione e di affetto. La Madonna è per lei la mammina di Gesù, a cui egli da piccolo obbediva ed anche lei vuole imitarlo. Pur con i suoi pochi anni, comprende che Ella ha sofferto con Gesù e per Gesù e scrive: “Caro Gesù…Tu che hai sofferto tanto sulla croce, io voglio fare tanti fioretti e voglio restare sempre sul Calvario vicino vicino a Te e alla Tua Mammina”(28 gennaio 1937).

Dopo lunghe ed atroci sofferenze, Antonietta Meo si spegne a sette anni non ancora compiuti il 3 luglio 1937. Nennolina ha lasciato un diario e più di cento letterine rivolte a Gesù, Maria e Dio Padre che rivelano una vita di unione mistica davvero straordinaria. Ora si attende che la Santa Sede si pronunci favorevolmente sulla santità di questa giovanissima serva di Dio elevandola alla gloria degli altari. Nennolina diventerebbe in questo modo la più giovane santa, non martire, della storia della Chiesa. E’ stata dichiarata “Venerabile” da Papa Benedetto XVI in data 17 dicembre 2007.

Papa Benedetto XVI ai ragazzi/e dell’Azione Cattolica di Roma – 20-12-2007

“Nennolina, bambina romana, nella sua brevissima vi­ta – solo sei anni e mezzo – ha dimostrato una fede, una speranza, una carità speciali, e così anche le altre virtù cri­stiane. Pur essendo una fragile fanciulla, è riuscita a dare una testimonianza forte e robusta al Vangelo e ha lascia­to un segno profondo nella Comunità diocesana di Roma. Nennolina apparteneva all’Azione Cattolica: oggi sicura­mente sarebbe iscritta all’A.C.R.! Perciò potete conside­rarla come una vostra amica, un modello a cui ispirarvi.

La sua esistenza, così semplice e al tempo stesso così importante, dimostra che la santità è per tutte le età: per i bambini e per i giovani, per gli adulti e per gli anziani. Ogni stagione della nostra esistenza può essere buona per decidersi ad amare sul serio Gesù e per seguirlo fedel­mente. In pochi anni, Nennolina ha raggiunto la vetta della perfezione cristiana che tutti siamo chiamati a sca­lare, ha percorso velocemente la “superstrada” che con­duce a Gesù. Anzi, come avete ricordato voi stessi, è Ge­sù la vera “strada” che ci porta al Padre e alla sua e no­stra casa definitiva che è il Paradiso.

Voi sapete che Antonia ora vive in Dio, e dal Cielo vi sta vicino: sentitela presente con voi, nei vostri gruppi. Imparate a conoscerla e a seguire i suoi esempi. Penso che anche lei sarà contenta di questo: di essere ancora “coin­volta” nell’Azione Cattolica!”

Alcune Letterine di Nennolina

Roma 18 settembre 1936

Gesù amoroso ti dono il cuore mio

Gesù dammi delle anime!… Gesù Tu sei buono…

Gesù accogli la tua bambina

Baciala Gesù amoroso.

Roma 18 settembre 1936

Madonnina Tu sei buona Scendi sopra di noi e benediteci Prendi il mio cuore e portalo a Gesù Oh Madonnina Tu sei la stella del nostro cuore.

Antonietta

22 gennaio 1937

Caro Gesù Bambino, oggi sono stata sotto la croce e ho fatto un bel pensierino che ora Ti dirò.

Gesù Tu che hai sofferto tanto per noi per riacquistarci il Paradiso io Ti voglio ricompensare col fare tanti sacrifici.

Madonnina cara Tu che hai visto soffrire tanto il Tuo Figliuolo Gesù io Ti voglio un po’ consolare e fare tanti piccoli sacrifici

Tanti baci e saluti

Antonietta

 

 

Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi

beltra5In vista del Sinodo sulla famiglia aperto da Papa Francesco il 5 ottobre 2015, non potremmo iniziare la nostra conoscenza dei santi e beati dell’Azione Cattolica in miglior modo che parlare della prima coppia di sposi nella storia della Chiesa ad essere elevata all’onore degli altari per le virtù vissute nella vita coniugale e familiare: Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, proclamati beati il 22 ottobre 2001 da San Giovanni Paolo II.

Luigi Beltrame nacque a Catania il 12 gennaio 1880, di genitori di origini friulane. Fin da piccolo venne accudito, e poi adottato, dalla zia Stefania sposata a Luigi Quattrocchi, senza figli. Luigi si diploma al ginnasio Umberto I a Roma e si laurea in Giurisprudenza.

Maria, unica figlia del capitano Angiolo Corsini e Giulia Salvi, nasce a Firenze il 24 giugno 1884. Frequenta la Scuola Femminile di Commercio e studia pianoforte. Maria e Luigi si sposano il 25 novembre del 1905 e il 15 ottobre del 1906 nasce il primogenito Filippo (don Tarcisio), il 9 marzo 1908 Stefania (suor Maria Cecilia), il 27 novembre 1909 Cesare (don Paolino), mentre l’ultima Enrichetta (laica consacrata) il 6 aprile 1914.

Ed è alla nascita di quest’ultima che la loro fede viene scossa. Alla fine del 1913, Maria è, per la quarta volta, in attesa. Per i disturbi seri che incontra vengono interpellati due tra i migliori ginecologi di Roma che consigliano perentoriamente l’aborto per “tentare di salvare almeno la madre”. Il rifiuto dell’aborto da parte di Luigi e Maria è unanime, essi si affidano totalmente alla Provvidenza del Signore con tutta la loro fede. Luigi sa che il bambino potrebbe nascere ma lui resterebbe quasi certamente vedovo. I mesi della gravidanza sono un rosario di sofferenza e di angoscia preparati al momento che li attende. Dio risponde al di là di ogni umana speranza e così nasce la piccola Enrichetta, la mamma è salva accanto a lei. E’ il lunedì santo del 1914. Questa esperienza di fede nel Signore già dice quanto il rapporto tra i due sposi sia cresciuto a livello di virtù cristiane. Ogni mattina Luigi e Maria partecipano alla Messa e ricevono l’Eucarestia. Trovano sempre il tempo per pregare insieme durante la giornata, alla sera recitano il rosario con tutta la famiglia.

«Luigi, uomo laico cristiano, ha vissuto le vicende piccole e grandi del suo tempo nella sua esistenza di sposo, padre e professionista alla luce di Dio…Ha dimostrato che il seguire Gesù e il Vangelo con il dono totale di sé è l’espressione più piena e autentica del cristiano, chiamato a realizzarsi secondo il progetto di Dio» si legge sul sito vaticano alla vigilia della beatificazione. Luigi muore il 9 novembre 1951, Maria gli sopravviverà per altri 14 anni fino al 26 agosto 1965.

Maria, laica, sposa e madre di famiglia, di profonda vita interiore, trascorse i suoi giorni nel fedele e quotidiano adempimento dei propri doveri e nelle mansioni proprie di un generoso impegno nell’apostolato laicale. La sua vita si sintetizza e si compendia in tre verbi: fiat, il suo sì personale, fedele e totale; adveniat, il desiderio di Dio, la sua gloria e la salvezza degli uomini; magnificat, la lode e la gratitudine verso Dio Creatore, Gesù che redime e lo Spirito Santo vivificante.

Maria, nel suo volumetto Radiografia di un matrimonio, scritto nel 1952, in occasione del primo anniversario della morte del marito, in un capitolo, intitolato appunto “I figli”, scrive: “Dalla nascita del primo, ci demmo ad essi, dimenticandoci in loro. Le prime cure, i primi sorrisi, le risatine gioiose, i primi passi, le prime parole, i primi difetti che si manifestavano preoccupandoci…. Sentimmo che avevamo una tremenda responsabilità di quelle anime di fronte a Dio stesso che ce le aveva affidate…. Li allevammo nella fede, perché conoscessero Dio e lo amassero… Fummo loro vicini conversando, chiarendo dubbi… Ma una cosa è certissima: come un’anima sola, aspirammo al loro migliore bene, rinunziando a tutto ciò che poteva portare qualche danno ad essi, anche se doveva costarci qualche privazione. Ma la gioia della dedizione compensò largamente tutto il resto, poiché è gioia divina…”

Maria Beltrame Quattrocchi, nei primi decenni del secolo scorso, avvertì profeticamente la necessità di un impegno sociale da parte delle organizzazioni cattoliche. E non a caso Maria fu chiamata a militare fra i Responsabili dell’Azione Cattolica Femminile, come membro del Consiglio centrale dell’Unione Femminile Cattolica Italiana. E oggi possiamo dire che con la loro vita, con le loro opere, con il loro esempio, con i loro scritti, con la coerenza della loro storia coniugale e familiare, Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi hanno davvero contribuito a “costruire la Chiesa”.

Preghiera per il Sinodo sulla Famiglia

Gesù, Maria e Giuseppe, in voi contempliamo lo splendore dell’amore vero, a voi con fiducia ci rivolgiamo.

Santa Famiglia di Nazareth, rendi anche le nostre famiglie luoghi di comunione e cenacoli di preghiera, autentiche scuole del Vangelo e piccole Chiese domestiche.

Santa Famiglia di Nazareth, mai più nelle famiglie si faccia esperienza di violenza, chiusura e divisione: chiunque è stato ferito o scandalizzato conosca presto consolazione e guarigione.

Santa Famiglia di Nazareth, il prossimo Sinodo dei Vescovi possa ridestare in tutti la consapevolezza del carattere sacro e inviolabile della famiglia, la sua bellezza nel progetto di Dio.

Gesù, Maria e Giuseppe, ascoltate, esaudite la nostra supplica. Amen.

Carol Russo