È tempo di gioia!

Il tempo che siamo chiamati a vivere è spesso difficile, a volte talmente complicato tanto da non aiutarci a riflettere sulle tante cose belle delle nostre vite. Quest’anno, però, avremo tante più occasioni per farlo anche grazie al tema annuale scelto dall’Azione Cattolica: “Rallegratevi ed esultate”.
Avremo modo di pensare a quanti sono i doni che il Signore ogni giorno e ogni istante ci mette a disposizione nella concretezza delle nostre vite, nelle nostre relazioni, nelle nostre belle e complicate comunità parrocchiali, nella nostra Chiesa locale ed universale, nella società civile e in tutti gli ambienti che da credenti abitiamo. Oltre ad analizzare le cose che non vanno, sarà importante raccontare le cose belle e la gioia che ogni settimana sperimentiamo nei nostri incontri associativi e soprattutto durante le nostre celebrazioni Eucaristiche in cui l’incontro con Gesù è fonte inesauribile di entusiasmo e linfa per la quotidianità. Ed è proprio questa la gioia di cui dovremo farci portatori, quella che da cristiani dovremo testimoniare ed annunciare senza remore o indugi in questo anno particolare di grazia in cui stiamo sperimentando anche la gioia e la gratuità della Misericordia.
Bello e significativo anche lo slogan dell’Azione Cattolica dei Ragazzi “CIRCOndati di GIOIA” che in una festosa atmosfera circense condurrà anche i più piccoli alla riflessione e alla sperimentazione della gioia dell’incontro con Gesù e con le persone che li circondano.
Quest’anno, poi, in modo particolare avremo modo di vivere la gioia del ringraziamento per un triennio associativo che sta per terminare e la gioia e l’entusiasmo per un nuovo ciclo che sta per cominciare. Sperimenteremo ancora la gioia portata dalla buona democrazia esercitata nel rinnovi dei consigli ad ogni livello associativo e della riflessione importante che condurremo personalmente e comunitariamente sulla tematica del Referendum Costituzionale. Insomma un anno intero per contagiarci vicendevolmente della gioia autentica ed inesauribile che solo il Signore può donare.

E gioia sia!

Melania Marrocco

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“Il tempo libera lo spazio”. Incontro e confronto verso la XVI Assemblea nazionale.

Realtà, festa, unitarietà, Giubileo, Chiesa, associazione e ricordo. Sono le parole con le quali è possibile riassumere il Convegno per i Presidenti diocesani e gli Assistenti unitari che si è svolto a Roma nella Domus Pacis in contemporanea con il Festival dei Ragazzi dell’ACR.
“Il tempo libera lo spazio” è il tema scelto per questo appuntamento, prendendo spunto da uno dei quattro principi enunciati da papa Francesco nella Evangelii Gaudium per la costruzione del bene comune e della pace sociale nella quarta parte del suo documento: il tempo è superiore allo spazio (EG 223). Dopo i saluti, il Presidente nazionale, Matteo Truffelli, ha tracciato il tema del convegno: il nostro impegno, la nostra vita, il nostro tempo devono essere come un seme gettato per generare dei processi atti a rinnovare la Chiesa dei cui frutti non dobbiamo preoccuparci, ma affidarci semplicemente al Signore. Quindi è stata introdotta la tavola rotonda. Il moderatore, Fabio Zavattaro (vaticanista della Rai), insieme a Giuseppina Paterniti (vice direttore del TGR della RAI e corrispondente a Bruxelles sede delle istituzioni europee) e Gennaro Ferrara (giornalista di TV2000), ci hanno aiutato a confrontarci con il nostro tempo, “guardando fuori l’associazione e facendoci guardare da fuori”. In particolare gli ospiti, ci hanno offerto uno sguardo sulla realtà che rappresenta una delle dimensioni del tempo. La Paterniti, grazie alla sua esperienza delle politiche comunitarie, prendendo spunto dalle parole del papa, ha sottolineato che il cambiamento d’epoca dovuto alla crisi economica e l’abuso della tecnologia ha portato ad una mancanza di percezione dell’altro e ad una crisi sociale, che come conseguenza stanno generando una crisi della democrazia. Crisi che può essere superata solo con l’assunzione della realtà come tempo nel quale siamo chiamati a vivere e assunzione della responsabilità nella ricostruzione del tessuto sociale, partendo dall’attenzione verso i più poveri. Gennaro Ferrara, ha sollecitato i Presidenti ad avere quella inquietudine augurata da papa Francesco nel convegno di Firenze, che ci sprona al discernimento della realtà per il superamento della crisi sociale. In serata abbiamo condiviso con i nostri ragazzi dell’ACR la festa del loro Festival “A noi la parola” fatta di musica, divertimento e testimoni.
Il sabato mattina, in piazza San Pietro abbiamo partecipato all’udienza Giubilare con papa Francesco, che prendendo spunto dal brano tratto dalla prima lettera di Pietro (1 Pt 1, 18-21), ha dato risalto ai termini redenzione e misericordia invitandoci, a termine del suo intervento, a ripetere le parole del salmo 130: “con il Signore è la misericordia e grande con Lui è la redenzione”. È Dio che libera veramente l’uomo illuso dalla propria presunta libertà, mediante la sua misericordia, il suo amore sconfinato. Subito dopo questo momento ci siamo messi in coda con le altre trentamila persone in piazza per il passaggio della Porta Santa.
Lasciati i ragazzi dell’ACR all’incontro con alcuni ospiti nell’aula Paolo VI, il pomeriggio ci ha visti impegnati nei lavori di gruppo sul Documento assembleare o per usare le parole della Presidenza, sullo Strumento di lavoro “Fare nuove tutte le cose”. In particolare, i laboratori trattavano i quattro principi dell’Evangelii Gaudium: “la realtà è più importante dell’idea”, attenti al contesto; “il tempo è superiore allo spazio”, quali processi innescare; “il tutto è superiore alla parte”, quale AC per questi contesti; “l’unità prevale sul conflitto”, quali alleanze costruire. Nella prima parte dei lavori, i Presidenti diocesani sono stati invitati, attraverso una tabella, a riflettere personalmente sulle caratteristiche positive e negative del proprio territorio. La seconda parte, consisteva nel raccontare come le più importanti di queste caratteristiche incidessero sulla vita associativa. La terza fase, ci ha portato ad individuare alcune attenzioni da attuare per il coinvolgimento dei vescovi, delle curie, dei parroci e di altre associazioni e per preparare bene le assemblee. L’obiettivo dell’ultima parte, aveva come scopo principale quello di offrire alla Commissione per il Documento assembleare e al Consiglio nazionale riflessioni e indicazioni per la preparazione della XVI Assemblea Nazionale.
Subito dopo ci siamo ritrovati in plenaria, per il ricordo di mons. Mansueto Bianchi. Il momento di preghiera vissuto con grande raccoglimento e commozione, grazie a passi del Vangelo di Marco, alle riflessioni di mons. Bianchi e al ricordo del Presidente Truffelli, ci hanno aiutato nella riflessione sulle caratteristiche del discepolo chiamato a seguire Gesù attraverso l’asperità della lotta contro il male.
Domenica mattina dopo la Celebrazione Eucaristica, presieduta da don Antonio Mastantuono, neo vice assistente generale, si aperto il dibattito sollecitato dalle riflessioni dei lavori di gruppo e che è stato concluso dalle risposte del Presidente nazionale. Il tempo, dimensione della storia e dell’esistenza umana esige formazione, responsabilità e volontà di starci dentro, perché nel tempo ci sono le persone e c’è il territorio. Questo impegno, che l’AC ha tutte le carte in regola per assumerlo, richiede di costruire alleanze con chi avverte insieme a noi le urgenze ed i bisogni della nostra epoca. E poi, c’è la storia, nella quale l’AC si è sentita sempre immersa, contribuendo a costruire la società civile e la Chiesa (numerosi i riferimenti al 29 Aprile, giorno nel quale tutta l’Associazione, insieme a tutti i suoi amici, festeggerà a Roma il suo 150° anno di vita). E come si possono vivere queste dimensioni? Attraverso la parrocchia, che nonostante i cambiamenti continua ad essere “esperienza decisiva per la vita delle persone”. Infine, Truffelli, ha fatto riferimento al cammino assembleare, che non è una formalità da espletare, ma occasione per generare quei processi che possono cambiare la storia e non è tempo perso ma un tempo vissuto con ricchezza.
Per molti dei partecipanti, questo è stato l’ultimo convegno vissuto come Presidenti diocesani e quindi sono state molte le dimostrazioni di gratitudine alla Presidenza nazionale ma, soprattutto, a tutta l’Associazione per quanto di bello e coinvolgente è stato possibile vivere in questi anni, perché parafrasando quanto detto da mons. Mansueto Bianchi, l’AC è una Chiesa bellissima.
Antonio Accettola e Giampaolo Pontone, presidenti diocesani

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Una festa per sentire che la pace può essere di casa!

Si può essere Chiesa anche nelle piazze e nelle periferie delle nostre città? Per l’Azione Cattolica diocesana la risposta è sì ed è quello che ha vissuto domenica 31 Gennaio a Sora. Dalle prime ore della mattina bambini, ragazzi giovani ed adulti si sono radunati nel quartiere di Pontrinio per la tradizionale Festa della Pace, appuntamento che ogni anno si ripete e vede l’associazione dire al territorio quanto è bello essere Chiesa. Lo slogan e il tema della festa, la Pace è di casa, non solo hanno permesso di aderire all’iniziativa della Presidenza Nazionale, ma anche di fermarsi a riflettere su una delle cinque vie del Convegno Ecclesiale di Firenze: abitare, come indicato dal nostro vescovo nella sua lettera pastorale. Ed è stato proprio su suggerimento di Mons. Gerardo, che la Presidenza diocesana, ha voluto dare forma a questa parola, vivendo la mattinata nella periferia della città anziché nel più frequentato centro e, nel pomeriggio, intrattenendosi a riflettere su questo tema con Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Non solo, l’AC diocesana ha voluto testimoniare il proprio desiderio di abitare il territorio, invitando a partecipare alla Celebrazione Eucaristica, presieduta dal nostro vescovo, i sindaci delle città che danno il nome alla nostra diocesi e registrando la squisita presenza del sindaco di Aquino, Libero Mazzaroppi, sempre molto sensibile e disponibile alle iniziative sociali della nostra diocesi.

Le sfide di oggi, in particolare quella riguardante la crisi immigratoria, costringono ad interrogarci sul ruolo di ognuno e sull’atteggiamento da assumere, che come ci dimostra la realtà, non può essere di chiusura né di indifferenza, rischio dal quale ci ha messo in guardia anche papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata mondiale della Pace (Vinci l’indifferenza e conquista la Pace). In una società dove è sempre più frequente trovarsi come compagni di viaggio persone di culture, lingue e origini diverse, l’accoglienza deve essere l’unica risposta da fornire a chi cerca solo una possibilità migliore lontano dalle difficoltà e i pericoli di casa sua; senza dimenticare le responsabilità del mondo occidentale nei confronti dei paesi dai quali i migranti fuggono (su questo particolare argomento sono molto chiare ed incisive le parole di papa Francesco, sia nella Evangelii Gaudium che nella Laudato Si’). E per assumere questo atteggiamento è fondamentale l’educazione. È partendo da queste riflessioni, che, come già detto, la Presidenza diocesana ha sposato l’iniziativa dell’AC nazionale. Quindi, oltre alla riflessione che in special modo i ragazzi dell’ACR hanno affrontato nei gruppi parrocchiali durante il mese della Pace, la nostra associazione diocesana ha dato sostanza a questo impegno attraverso la vendita, durante la festa, di un gadget (una tazza termosensibile) il cui ricavato sarà devoluto dall’Azione Cattolica Italiana alla diocesi di Agrigento per l’attuazione di alcuni progetti di solidarietà.

Tuttavia affinchè l’accoglienza non si traduca in un isolato esercizio di stile o in un edulcorato atteggiamento fine a se stesso è necessario che venga opportunamente declinata nel tempo e nello spazio della vita di ciascuno. La dimensione dell’abitare allora diviene imprescindibile. Abitare i tempi e i luoghi della nostra quotidianità ci impone, proprio come cristiani (“voi siete nel mondo” Gv 15,18), di vincere quella tentazione sempre attuale di indifferenza non soltanto verso il prossimo (a volte non necessariamente diverso da noi) ma anche verso la realtà che ci circonda. Ci impone di riappropriarci del bisogno di vivere da fratelli e non da estranei le “città” che popoliamo, di desiderare il bene comune più del favore personale e di prenderci cura dell’ambiente che ci circonda perché casa comune. In questo contesto si è inserito il contributo di Libera – coordinamento di movimenti e associazioni impegnate nella lotta contro le mafie e la difesa della legalità – e la testimonianza portata ai giovani e agli adulti durante il pomeriggio ha permesso di mettere a tema il verbo dell’abitare non solamente in una dimensione teorica ma anche in una prospettiva concreta fatta di volti, luoghi ed esperienze.

La conclusione non poteva che essere festosa e condivisa. Le riflessioni e le sollecitazioni emerse dalle attività e dai laboratori sono state sinteticamente portate all’attenzione di tutti, in modo da poter cogliere le due dimensioni dell’accogliere e dell’abitare in una prospettiva unica.

La speranza è che la giornata non sia rimasta un insieme di belle istantanee o una fugace apparizione per le strade della città di Sora, ma che abbia stimolato ciascuno a vivere responsabilmente ed attivamente il proprio impegno laicale anche al di fuori delle sagrestie e dalle sale parrocchiali e a voler essere Chiesa nel mondo e per il mondo. Allora la pace sarà di casa ogni volta che “arrederemo” con il nostro stile accogliente e misericordioso le relazioni quotidiane; la pace sarà di casa ogni volta che spenderemo il nostro tempo e le nostre energie per “intonacare” le crepe della corruzione e delle diseguaglianze sociali; la pace sarà di casa ogni volta che ci sentiremo custodi e non padroni del creato… ma inevitabilmente la pace sarà di casa ogni volta che lasceremo il Verbo abitare in mezzo a noi.

Nota (non tanto) a margine: prima dei saluti finali, ha fatto capolino su alcune magliette bianche il nuovo logo diocesano, fresco vincitore del concorso bandito dalla Presidenza diocesana. Anche nella forma il processo di unificazione della associazione diocesana ha fatto segnare un ulteriore passo in avanti e non mancheranno certo iniziative promozionali e gadgets per diffondere il nuovo logo dell’Azione Cattolica della Diocesi di Sora Cassino Aquino Pontecorvo ed una vera e propria SCAPmania.

I presidenti Diocesani, Antonio Accettola e Gianpaolo Pontone

Ma cosa è rimasto di questa giornata negli occhi e nel cuore dei partecipanti? Alcune testimonianze sapranno raccontarcelo di certo con semplicità ed efficacia:

Per me è stato il primo anno in cui ho partecipato alla festa della pace coinvolgendo anche il mio ragazzo. È stato bello vedere gli sguardi incuriositi dei passanti, l’entusiasmo di ragazzi, giovani e adulti che si sono riuniti, muniti di striscioni e tamburi. Lo slogan della mia parrocchia era “Semina amore raccogli pace”, una frase semplice per far germogliare nella vita di ognuno di noi piccoli semi di amore. Non è stata solo una domenica di gioco, ma anche di festa in famiglia dove tutti insieme abbiamo vissuto l’incontro, la comunione e la condivisione della parola pace e abbiamo abbandonato l’egoismo e l’indifferenza e ci siamo aperti all’accoglienza, alla solidarietà e all’attenzione verso il prossimo. Un momento sicuramente significativo è stata l’attività del pomeriggio in cui, dopo aver ascoltato alcune testimonianze di operatori e volontari dell’associazione Libera, con gli altri adulti presenti abbiamo fatto una riflessione su cosa voglia dire essere cristiani, vivere da cristiani ma nel mondo, non solo nelle sacrestie o nella nostra associazione! A partire dalla riflessione della lettera a Diogneto mi è rimasto di certo impresso che quello che l’anima è per il corpo è quello che ogni cristiano dev’essere per il mondo: portatore di pace e giustizia, di amore e misericordia ma non solo con le parole, bensì con azioni concrete!

  • Stefania Marrazza ( Giovane adulta della parrocchia Santa Maria della Valle, Selvone, Cassino)

Nel pomeriggio noi giovanissimi, con i giovani e gli adulti di AC, abbiamo incontrato i ragazzi dell’associazione Libera, i quali ci hanno spiegato di cosa si occupano, cioè la sensibilizzazione alla promozione della legalità, cosa che sentiamo ogni giorno più distante da noi, sollecitandoci ad essere cittadini attivi e ad andare contro l’ingiustizia e la corruzione. Ci hanno fatto analizzare prima la parola “corrotto”, chiedendoci cosa ci venga in mente quando la sentiamo pronunciare, e poi quella “corretto”. Successivamente abbiamo cercato analogie e contrasti tra le due parole, ognuno condividendo le proprie considerazioni. Siamo giunti alla conclusione che tutti noi siamo pronti a puntare il dito verso qualcuno che commette azioni illegali, ma chi di noi, nel proprio piccolo, non ha sbagliato mai? Chi è che ammette di aver commesso piccoli errori che contribuiscono agli scandali quotidiani della nostra società? Nessuno! Siamo tutti corresponsabili dell’esito negativo dell’andamento della nostra società e quindi anche delle nostre vite. Ecco perché dobbiamo essere cittadini più attivi, responsabili delle nostre scelte e azioni, perché con esse possiamo essere portatori di pace e giustizia!

  • Lucia di Pippo (Giovanissima della Parrocchia S.Giovanni Battista, Cassino)

Nel pomeriggio, noi 9/11, con alcuni educatori abbiamo imparato a conoscere persone differenti per cultura e religione. Divisi in quattro treni-squadre, abbiamo incontrato nelle varie stazioni quattro personaggi. Con diversi giochi, abbiamo aiutato i quattro nuovi passeggeri a superare delle prove e poter far vidimare il biglietto dal capotreno. Al termine, ogni personaggio protagonista della nostra attività, lasciava il suo timbro sul passaporto dell’ACR. Dopo i divertenti giochi, attraverso la visione di un video abbiamo riflettuto sulla presenza degli stranieri immigrati sui nostri territori e su come dobbiamo imparare ad accogliere il diverso, proprio come fatto nei giochi. Nell’occasione ci hanno presentato le tazze magiche spiegandoci che, i soldi raccolti nella giornata con la loro vendita, sarebbero stati donati alla diocesi di Agrigento per costruire una casa di accoglienza per ospitare gli immigrati. La festa della pace, come ogni anno, mi è piaciuta molto perché ho incontrato i miei amici del campo scuola e perché ho riflettuto sull’ importanza della pace e dell’ amore soprattutto in questo periodo dove ci sono persone in difficoltà che hanno bisogno di conforto e aiuto.

  • Lorenzo Lucchetti (11 anni, parrocchia S.Maria dei Fiori, Isola del Liri)

Dopo le attività della mattina, noi 12/14 ci siamo riuniti in una sala e, assieme alle educatrici Martina e Simona, abbiamo fatto una bellissima attività. Abbiamo visto un video, in esso c’erano delle persone bendate per strada che avevano vicino a sé degli scatoloni con la scritta “Io mi fido di te. Tu? Abbracciami”, ma non tutti quelli che passavano davanti a queste persone si fermavano e le abbracciavano. Partendo da questa visione, con degli scatoloni abbiamo costruito un muro sul quale abbiamo scritto tutto ciò che proviamo quando incontriamo nuove persone: paura, sfiducia, pregiudizi e tutte quelle cose che pensiamo quando non conosciamo bene una persona. Con l’aiuto di una volontaria di una casa di accoglienza e di un ragazzo di nome Mustufa, siamo riusciti a cambiare idea. Mustafa ci ha raccontato un po’ la storia della sua vita, che non è stata delle migliori. Ma le fatiche, i dolori, la paura, la tristezza sono stati sconfitti, nella sua vita, dall’amore di ogni cosa. La volontaria, invece, ci ha parlato di ciò che lei prova ogni volta che nuove persone arrivano in quella casa d’accoglienza e che lei accoglie ogni volta con molto amore, come se fossero tutti suoi figli. Così, noi abbiamo riflettuto e ripensato a ciò che avevamo scritto e a quali erano le nostre idee riguardo il prossimo. Tutti insieme siamo riusciti, grazie alle testimonianze dei nostri ospiti, a distruggere quel muro e a costruire una casa di pace dove imparare ad accogliere tutti senza pregiudizi.

  • Claudia Pagnanelli (13 anni, parrocchia S.Antonio e S.Restituta, Carnello)

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La “tazza della Pace”. Sosteniamo l’iniziativa nazionale.

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La Festa diocesana della Pace del prossimo 31 gennaio 2016 a Sora è ormai alle porte, una vera occasione di dialogo, confronto e condivisione sul tema della pace al fine di promuovere l’accoglienza delle diversità e la cura e la custodia del creato come “casa comune”.

Per questo, per la nostra grande festa, la Presidenza diocesana ha deciso di accogliere concretamente l’iniziativa di Pace 2016 dell’Aziona Cattolica nazionale che è a sostegno di progetti di accoglienza per migranti nel territorio di Agrigento. In particolare, l’Arcidiocesi di Agrigento insieme a Caritas Diocesana, alla fondazione «Mondoaltro» in partenariato con il Centro diocesano per i Giovani, il Centro diocesano per le Missioni, l’AC Diocesana di Agrigento, Agesci e Libera propone la costruzione della «Casa della Pace», un centro di educazione che vuole promuovere, organizzare, ospitare incontri, seminari, e convegni per la formazione e l’educazione sui temi della pace, della giustizia e della carità universale. Sarà uno spazio di accoglienza, di dialogo e di confronto con il “diverso” e l’impegno nel volontariato per il bene comune per associazioni e comunità parrocchiali, famiglie o gruppi di famiglie, gruppi giovanili e classi scolastiche.

La «Casa della Pace» è insediata in una struttura ubicata a Racalmuto in provincia di Agrigento, composta da un edificio con capacità residenziale di venti posti letto, uffici, sala multifunzionale, cappella, e da campo sportivo polifunzionale, area verde ricreativa con orto, uliveto e frutteto.

L’iniziativa di Pace 2016 è accompagnata da un gadget davvero speciale che vuole raccontare il senso vero e più autentico del saper accogliere. Si tratta della magica “tazza della Pace”, simbolo di amicizia, di condivisione; invita al racconto e all’ascolto, chiede a tutti di aspettare e di sorseggiare insieme. Una tazza magica perché grazie al liquido caldo che vi sarà versato, si colorerà dando vita al logo del Mese della Pace, per ricordare l’impegno ad “essere casa” a cui tutti siamo chiamati, grandi e piccoli.

Sarà possibile acquistare il gadget al costo di 5 euro durante la Festa della Pace del prossimo 31 gennaio 2016 a Sora, per sostenere l’iniziativa di Pace  e contribuire così alla realizzazione del centro di accoglienza in provincia di Agrigento al fine di promuovere una vera cultura di Pace.

 

 

“La Pace è di casa”. Aspettando la festa diocesana della Pace.

Le vicende preoccupanti e drammatiche legate ai flussi migratori di questi ultimi tempi hanno segnato la storia dell’Europa. Migliaia di persone fuggite dalla miseria, dalla guerra e dalla violenza che sfidando il deserto e il mare, tra mille insidie e vane certezze, per raggiungere la salvezza sulle coste italiane, con la speranza di un futuro migliore. Dinanzi a questi fatti, come cristiani e cittadini impegnati certamente non possiamo restare fermi e indifferenti.
Per questo, “la Pace è di casa” é lo slogan adottato dall’Azione Cattolica italiana per l’iniziativa di Pace per il 2016 con l’obiettivo di promuove l’accoglienza delle diversità e la cura e la custodia del creato come “casa comune”. La casa è il luogo comune in cui nascono le prime relazioni affettive, é il simbolo dell’unione e del calore familiare, è il luogo in cui ci si sente protetti e al sicuro da ogni male.
Partendo proprio da questo luogo familiare, l’Azione cattolica nazionale ha deciso di sostenere un progetto di accoglienza dei migranti attraverso la realizzazione della “Casa della Pace” nella diocesi di Agrigento, un centro di accoglienza ma anche un luogo per poter ospitare incontri e convegni per educare e sensibilizzare le coscienze umane alla pace, alla giustizia, alla legalità quali valori indefettibili dell’uomo.
Così anche l’Azione cattolica diocesana vuole porre l’attenzione verso la realtà circostante, specialmente quella più lontana, disarmando quei pregiudizi di indifferenza e diffidenza nei confronti del diverso.
Molti infatti sono i migranti che sono stati ospitati dalla nostra diocesi grazie alla collaborazione attiva di diverse realtà associative operanti sul territorio come la Caritas, Migrantes o Libera. Anche l’Azione cattolica diocesana, in questo mese della Pace, vuole attraverso le parrocchie e le comunità educare all’accoglienza e all’ospitalità di questi nostri fratelli, sperimentando “la cultura dell’incontro” come ci rammenta Papa Francesco, desiderosi di conoscere la storia e la vita dei rifugiati, condividere i loro bisogni e necessità, aiutarli nell’integrazione per abitare i nostri luoghi che sono anche i loro luoghi.
Nel messaggio per la celebrazione della XLIX Giornata mondiale della Pace, Papa Francesco ci invita a vincere l’indifferenza e il silenzio per costruire una pace fondata sulla roccia, ricordandoci che “ciascuno è chiamato a riconoscere come l’indifferenza si manifesta nella propria vita e ad adottare un impegno concreto per contribuire a migliorare la realtà in cui vive, a partire dalla propria famiglia, dal vicinato o dall’ambiente di lavoro”. Come cristiani abbiamo il compito di non lasciarsi sopraffare dal l’indifferenza ma di impegnarci in prima persona, nel nostro piccolo, nella nostra quotidianità con atteggiamento solidale e accogliente verso l’altro e il creato, essendo chiamati a diventare testimoni di pace.
È proprio l’accoglienza e la solidarietà verso il diverso che permettono la costruzione della vera pace contro l’indifferenza. Essere accoglienti ci apre alla conoscenza del nostro prossimo, ad aprire nuove relazioni e incontri, a sentirci indistintamente fratelli. Essere solidali significa impegnarci con spirito fraterno e di cooperazione per tendere la mano a chi è più debole e in difficoltà.
Per questo, per la nostra grande festa, la Presidenza diocesana ha deciso di accogliere l’iniziativa per il mese della Pace proposta dalla Presidenza Nazionale di AC per promuovere tra grandi e piccini concreti gesti di accoglienza e e fraternità per costruire insieme un paese abitato da donne, uomini, ragazzi in cui ci si accoglie reciprocamente donando pace e speranza (per maggiori informazioni sul sussidio per l’iniziativa di solidarietà del mese della pace 2016 clicca qui http://acr.azionecattolica.it/categorie-acr/pace/la-pace-e-di-casa-2016).
E allora, in attesa di rivederci tutti il 31 gennaio a Sora alla grande festa della Pace, anche la nostra Azione cattolica diocesana impara a vivere questo mese della Pace con uno spirito di accoglienza verso l’altro e verso i luoghi e i territori che abitiamo per promuovere la cultura di pace e carità nelle nostri ambienti di vita perché la pace è davvero di CASA!
Di seguito riportiamo il programma completo della festa (consultabile anche al link http://acsoracassino.org/event/festa-diocesana-della-pace/)
Vi aspettiamo numerosi!

ore 9.30: arrivi ed accoglienza, presso il largo antistante la chiesa parrocchiale del Divino Amore in via Pontrinio

ore 10.15: inizio marcia verso la Cattedrale: durante il tragitto animazione e flash mob promosso dai giovani (vi chiediamo di realizzare uno striscione parrocchiale con uno slogan di pace)

ore 11.30: celebrazione presieduta dal vescovo diocesano mons. Gerardo Antonazzo

ore 12.30: pranzo al sacco

ore 13.45: divisione e attività di settore:

– l’ACR presso la palestra della scuola Achille Lauri

– Adulti e Giovani nei locali della parrocchia di S. Maria Assunta insieme a “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”

ore 16.00: ritrovo di tutti i settori nella palestra per le conclusioni

ore 16.30: saluti

ACcomunati dallo stesso Logo – I Risultati

Il giorno 6 gennaio è terminato il primo concorso diocesano della nuova realtà associativa unita di Azione Cattolica Sora, Cassino, Aquino e Pontecorvo per scegliere un logo, per l’appunto unitario, che da adesso in poi contraddistinguerà questa nuova grande famiglia allargata.

Ottima la partecipazione, dall’altra parte si è puntato molto di più sulla qualità che quantità degli elaborati e come ogni concorso serio che si rispetti, e si, ABBIAMO UN VINCITORE; ma prima di svelare, annunciandolo con la fatidica frase THE WINNER IS, è nostro sincero desiderio ringraziare di cuore e ricordare tutti coloro, compresi i loro preziosi lavori, che sia come singoli che come gruppo hanno partecipato a questa bella iniziativa.

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Francesco Borrelli, educatore ACR di San Giovanni Battista, Cassino – “Due impronte, due percorsi che nascono dallo stesso entusiasmo e dalla stessa volontà di seguire i passi del più grande dei viaggiatori, Lui, si incontrano su una strada piena di macchie di colore…la strada infatti non sempre è facile e in discesa, soprattutto ora che si è all’inizio di questo nuovo viaggio ma c’è qualcosa che rende il tutto più piacevole, armonizza e amalgama i due percorsi…la Fede. Il tutto è reso graficamente dalla scelta dei colori: il giallo e il blu delle orme si fondono nella croce verde,verde che viene fuori proprio dal miscuglio dei due primari utilizzati”.

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Il gruppo giovanissimi AC della parrocchia di Santa Maria Assunta-Cattedrale di Sora – “Abbiamo immaginato il logo diocesano di AC come un universo pieno di stelle perché, la nostra esperienza in questa associazione, ci permette di vivere e “spaziare” nella vita di tutti i giorni con lo spirito da veri cristiani.  Vivere l’AC ci fa sentire come stelle che insieme brillano e illuminano il nostro universo.”

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Il gruppo Giovanissimi AC della Parrocchia di San Giovanni Battista in Cassino – “Nello scorso anno associativo siamo stati protagonisti di un cambio radicale avvenuto nella nostra diocesi, abbiamo allargato i confini, diventando così “S.C.A.P.” (Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo), una realtà da cui non vogliamo scappare ma in cui vogliamo mettere radici. Abbiamo deciso di rappresentare delle mani “rugose “, quasi consumate, provate dall’esperienza, congiunte a formare un cuore, rappresentative di un’Ac attiva, pronta ad accogliere ed ad unire. Il cuore…motore della nostra quotidianità, eesponsabile delle nostre azioni. Dietro c’è il sole che simboleggia la luce che illumina il nostro
cammino di fede, la luce del Signore, bussola del nostro viaggio.”

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Il gruppo Giovanissimi AC Parrocchia San Giuseppe di Casamarina – Rocca d’Evandro – “Gli elementi che vogliamo evidenziare del nostro lavoro sono tre: · UNIONE: come già detto la realtà alla quale siamo stati chiamati è stato il primo pensiero che ci è venuto in mente; la presenza delle mani una sull’altra rappresenta la nostra voglia di collaborare e far si che la nostra diocesi possa crescere “ tra e con le nostre mani”. · ACCOGLIENZA: le mani rappresentate vanno a formare una “sedia”; il sentirsi accolti è la nostra idea di gruppo di AC…trovare una sedia per chi è con noi è il modo più efficace ed immediato per far sentire il prossimo parte di noi, per questo motivo la scelta di tale rappresentazione. · TRASPARENZA: il gioco di trasparenze tra le nostre mani che formano la sedia e il logo che racchiude l’intera famiglia dell’Azione Cattolica, sintetizza, con non poche difficoltà, come noi viviamo l’AC. In primo piano troviamo il testo identificativo della nostra diocesi, in uno step intermedio troviamo le braccia unite a formare la “sedia” e sullo sfondo il logo della grande famiglia di AC”.

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Arianna Storari – “L’Aquilone che presenta una croce al suo interno rappresenta tutta la la struttura della nostra diocesi, che unita vola verso Dio nel cielo.”

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Maria Marsella – “L’essenza della nuova diocesi: l’essere legati come i rami di un albero,
fonte di vita, alle cui radici c’è l’Azione Cattolica.”

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Elisa Giannetti – “Ho voluto rendere la A e la C animate,in modo tale che rappresentassero ognuno di noi…si tengono per mano per simboleggiare L’Unità,ma protendono la mano libera verso tutti gli altri per indicare che vogliono accoglierli e che facciano parte tutti della Famiglia che l’azione cattolica è”

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Marianna Tanzi – “La nuova unione che rende forte la diocesi, proprio come tante scintille
luminose che generano una sola grande fiamma.” 

…. Ma ci siamo … è venuto il momento di annunciare ufficialmente il nome del più votato e quindi vincitore del concorso “ACcomuntati dallo stesso Logo” and The Winner is ….

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Andrea Toti – San Giovanni Battista (Cassino) – “Il disegno di Dio viene spesso rappresentato come un mosaico all’interno del quale ognuno di noi fa parte come una singola tessera. Il simbolo del puzzle nel logo vuole proprio rappresentare come dopo un cammino di centinaia di anni nel disegno di Dio 4 diocesi si siano unite a formare una unica comunità. A nostra volta ognuno di noi si sente parte del disegno di Dio se si incastra perfettamente con le tesserino che ci sono state poste al nostro fianco. In questo modo ogni tessera (diocesi) concorre al disegno finale portando le proprie specificità che le rendono uniche e insostituibili (unicità rappresentata dai diversi colori delle tessere). Al centro del logo si trova ciò che ci accomuna come cammino specifico: l’Azione Cattolica Italiana con il suo logo azionale. Centralità che ci ricorda l’appartenenza ad una più grande famiglia, dalla quale provengono i nostri cammini associativi. Al “centro del centro” troviamo la croce che dal logo nazionale ci ricorda la centralità di Cristo Salvatore nella nostra vita.”

Perchè il Giubileo della Misericordia?

Papa Francesco, spiegando perché ha indetto un Giubileo straordinario della Misericordia, che avrà inizio il prossimo 8 dicembre 2015, ha parlato dei drammi che stanno affliggendo in questo momento migliaia di fedeli: “La nostra preghiera si fa ancora più intensa e diventa un grido di aiuto al Padre ricco di misericordia, perché sostenga la fede di tanti fratelli e sorelle che sono nel dolore, mentre chiediamo di convertire i nostri cuori per passare dall’indifferenza alla compassione».

Papa Bergoglio ha sottolineato che «San Paolo mette in evidenza che, «nonostante le difficoltà e le sofferenze della vita, cresce tuttavia la speranza nella salvezza che l’amore di Cristo ha seminato nei nostri cuori». E la misericordia di Dio «si è riversata in noi rendendoci giusti, donandoci la pace».

«La Chiesa è chiamata a offrire più fortemente i segni della presenza e della vicinanza di Dio. È il tempo per la Chiesa di ritrovare il senso della missione che il Signore le ha affidato il giorno di Pasqua: essere segno e strumento della misericordia del Padre. Dovrà essere un Anno santo durante il quale si sentirà «forte in noi la gioia di essere stati ritrovati da Gesù, che come Buon Pastore è venuto a cercarci perché ci eravamo smarriti. Un Anno in cui essere toccati dal Signore Gesù e trasformati dalla sua misericordia, per diventare noi pure testimoni di misericordia».

Dunque, ci sarà il Giubileo «perché questo è il tempo della misericordia. È il tempo favorevole per curare le ferite, per non stancarci di incontrare quanti sono in attesa di vedere e toccare con mano i segni della vicinanza di Dio, per offrire a tutti, a tutti – ha ripetuto – la via del perdono e della riconciliazione».

Francesco ha concluso con un’invocazione alla «Madre della Divina Misericordia», affinché «apra i nostri occhi, perché comprendiamo l’impegno a cui siamo chiamati”.

La Coroncina della Divina Misericordia
La Coroncina della Divina Misericordia è stata dettata da Gesù a Suor Faustina Kowalska nel 1935. Santa Faustina scrive nel Diario:

«Ogni volta che senti l’orologio battere le tre, ricordati di immergerti tutta nella Mia Misericordia, adorandola ed esaltandola; invoca la sua onnipotenza per il mondo intero e specialmente per i poveri peccatori, poiché fu in quell’ora che venne spalancata per ogni anima (1572). E’ un’ora di grande misericordia per il mondo intero». (1320)

Gesù desidera che ogni giorno si onori il momento della Sua agonia sulla Croce (alle tre del pomeriggio), in cui come Egli stesso ha detto: «fu fatta grazia al mondo intero, la misericordia vinse la giustizia» (1572).; desidera che si adori e si esalti la misericordia di Dio e che per i meriti della Passione di Gesù Cristo vengano implorate grazie per se stessi, per il mondo intero e soprattutto per i peccatori. «In quell’ora – proseguiva il Salvatore – otterrai tutto per te stessa e per gli altri (1572). In quell’ora non rifiuterò nulla all’anima che mi prega per la Mia Passione » (1320).

Particolari promesse riguardano l’ora della morte e cioè la grazia di poter morire serenamente e in pace. La possono ottenere non solo le persone che hanno recitato con fiducia e perseveranza la Coroncina, ma anche i moribondi accanto ai quali essa verrà recitata.

 

(La coroncina si recita usando la corona del rosario)

all’inizio:

PADRE NOSTRO, AVE MARIA, CREDO.

 

Sui grani del Padre nostro si recitano le parole seguenti:

Eterno Padre, Ti offro il Corpo e il Sangue, L’Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Nostro Signore Gesù Cristo in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.

 

Sui grani dell’ Ave Maria si recitano le parole seguenti :

Per la Sua dolorosa Passione abbi misericordia di noi e del mondo intero.

 

Per finire si recita per tre volte:

Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero.

Uniti per la pace!

Più di 300 soci dell’Azione Cattolica, di 19 parrocchie della nostra diocesi, si sono ritrovati a Cassino il 22 febbraio per dire a tutti che “la pace è possibile” se la si vive insieme.

Uniti per la pace, è questo lo slogan della Festa della Pace che ragazzi, giovani e adulti di Azione Cattolica e non, hanno scelto per una giornata speciale che, nonostante la pioggia, è stata scaldata dai raggi di gioia e fraternità che hanno illuminato volti e sorrisi.

Accolti festosamente nella capiente Chiesa Madre di Cassino dai presidenti diocesani dell’AC, Antonio Accettola e Gianpaolo Pontone, dopo il saluto del delegato regionale del Lazio Vincenzo Danieli, i partecipanti si sono riuniti in preghiera per la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Gerardo Antonazzo.

“La grande famiglia dell’azione cattolica sta vivendo in tutta Italia la testimonianza, la riflessione e l’impegno per il dono della pace.” – dice nell’ omelia il Vescovo – “I più giovani sono i primi capaci di essere segno di pace. L’azione cattolica deve ritenersi orgogliosa di questo patrimonio, perché da anni testimonia la fraternità associativa che educa, converte e dilata gli orizzonti della speranza.”

Il Vescovo ha consegnato a tutti una missione: “Il Vangelo di oggi ci rivela una bellissima verità, se noi siamo ricolmi dell’Amore di Dio, che è frutto dello Spirito, questo Amore diventa Pace. Non c’è amore vero che non diventi pace. Non c’è vera pace che non sia frutto dell’amore. Che la vostra missione di pace sia autentica missione di amore e venga dal cuore!”.

Prima della fine della Santa Messa il Sindaco della Città di Cassino Giuseppe Petrarcone, ha voluto rivolgere il suo saluto al vescovo, agli altri sindaci presenti e a tutti i partecipanti.

Inaspettatamente alla fine della liturgia ha smesso di piovere e un momentaneo cielo sereno ha permesso a tutti di effettuare la marcia per le strade di Cassino. La lunga fila, colorata da tanti palloncini, dagli svariati striscioni delle parrocchie e resa festosa da canti e bans, è arrivata all’auditorium dell’Istituto di Ragioneria di Cassino dove è stato organizzato un pomeriggio pieno di allegria, amicizia e fraternitá.

Ragazzi, giovani e adulti, secondo il proprio stile, hanno animato e coinvolto la grande platea con canti, giochi e riflessioni rendendo la giornata una autentica esperienza di amore e pace, che si ė conclusa con tantissimi saluti e sinceri abbracci.

E come direbbe qualcuno: “E questo ė solo l’inizio”, di una nuova storia, di una nuova avventura, di una famiglia più grande e più variopinta, che si riconosce in una sola Chiesa “unita per la Pace” e targata AC (Azione Cattolica).